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IL RAPPORTO UNIONCAMERE PER IL 2018 

Frena l’agroalimentare ma nelle esportazioni Modena resta seconda

Frena l’agroalimentare ma nelle esportazioni Modena resta seconda

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Il settore agroalimentare dell’Emilia Romagna frena la sua corsa che aveva caraterizzato gli ultimi anni, come viene certificato dai numeri del Rapporto agroalimentare 2018 a cura di Unioncamere, presentato ieri in Regione a Bologna.

Nonostante la flessione delle quantità prodotte (-1,6%, pesano i vegetali) il bilancio dell'annata si chiude comunque in positivo, con un valore della produzione di poco inferiore ai 4,7 miliardi di euro (+0,4%, un anno fa si era al +6%). Tiene bene l'export, sia pure con l'incognita Brexit visto che la Gran Bretagna rappresenta il terzo mercato per l'Emilia-Romagna. La provincia che svetta per vocazione all'export è sempre Parma, con un controvalore di 1,58 miliardi, seguita da Modena (quasi 1,4 miliardi contro 1,3 del 2017) che si conferma al secondo posto come lo scorso anno, poi Ravenna (720 milioni), Reggio Emilia (625), Bologna (600), Forlì - Cesena (560), Piacenza (420), Ferrara (390) e Rimini (220).

L'export delle eccellenze regionali, dal Parmigiano Reggiano ai vini di qualità, migliora la buona performance del 2017 totalizzando quasi 6,5 miliardi di euro di vendite oltreconfine (+3,5%). Cresce pure l'import, che arriva a toccare quota 6,55 miliardi di euro (+4,1%) per una bilancia commerciale quasi in pareggio. Tra le specialità made in Emilia-Romagna che eccellono sui mercati esteri spiccano le carni lavorate e trasformate (1,26 miliardi di euro), i prodotti lattiero-caseari (803 milioni), quelli da forno e i farinacei (622,5), frutta e ortaggi lavorati (576) e frutta fresca (510). La Germania si conferma il principale mercato di esportazione, con una quota del 18,45%, seguita da Francia (14,11%), appunto il Regno Unito (7,43%) e Usa (7,06%). Tra i singoli prodotti, se il Parmigiano si conferma attraente, arretrano, invece, le produzioni vegetali. Così come la frutta invernale, tra mele (-22,4%), pere (-14,3%) e kiwi (-37,7%), mentre appaiono in ripresa pesche (+35,7%), nettarine (+25,4%) e i mosti per il vino (+35%).

Biologico e agriturismi restano gettonati, con un aumento della presenza femminile tra i lavoratori autonomi, e in generale si registra un piccolo aumento della superficie coltivata interrompendo una serie storica negativa.

E se cala il ricorso al credito agrario, che sfiora i 5,5 miliardi di euro (-0,8%), si riduce la quota di quello in sofferenza, pari al 5,9% del totale. Si è assestata sulle 70mila unità l’occupazione nei campi. —

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