«Ho visto in mare migranti che dicevano di venire dall’inferno»
Il prete sceso dalla Mar Jonio racconta l’esperienza «Sui social attacchi da cattolici ma conta solo il Vangelo»
Don Mattia Ferrari è sceso da qualche settimana dalla Mare Jonio (la nave del progetto “Mediterranea saving humans”) e ora partecipa a quella che lui chiama «la missione sulla terra». In questi giorni il sacerdote, cappellano a Nonantola, sta portando la sua testimonianza in diversi incontri. Domenica scorsa, ha parlato sia all’Azione Cattolica (di cui è assistente Acr) che al “Loving Amendola”.
Don Mattia come è stata la sua esperienza sulla Mare Jonio?
«L’8 aprile Luca Casarini (so bene essere stato una figura controversa molti anni fa, io però ho conosciuto un uomo molto pacifico e coerente) ha parlato col vescovo di Palermo, mons. Corrado Lorefice che si era già esposto molto e in modo positivo sul progetto. Mediterranea non è una ong, ma un’iniziativa di una parte della società civile. I ragazzi di Mediterranea hanno iniziato un dialogo con la Chiesa, a partire dall’elezione di papa Francesco, e hanno rapporti oltre che con Lorefice anche col vescovo di Bologna, Matteo Zuppi. Me li aspettavo più politicizzati, invece sono lì soltanto per salvare vite umane. Quando me lo hanno chiesto, già conoscevo i ragazzi bolognesi del progetto. Ho parlato col vescovo Castellucci che si è sentito con Lorefice e Zuppi e insieme hanno deciso di autorizzare questa missione a bordo. Ho parlato anche con il direttore di Migrantes, don Gianni De Robertis, ho fatto la valigia e sono partito».
Cosa ha visto in mare?
«Il 2 maggio abbiamo assistito a una gravissima violazione dei diritti umani, con due barconi a 80 miglia dalle coste libiche che sono stati segnalati, non abbiamo fatto in tempo ad arrivare nonostante ci fossimo detti disponibili perché è stato fatto in modo di guidare le motovedette libiche a riportare queste persone laggiù. Il 9 maggio, per puro caso un membro dell’equipaggio ha deciso di farsi fotografare con il binocolo per mettere la foto su Instagram. Attraverso questo gesto un po’ vanitoso ha visto un piccolo barcone all’orizzonte».
La Provvidenza passa per vie inaspettate...
«Il motore era rotto e il gommone che si stava sgonfiando, per le 30 persone a bordo non ci sarebbe stato scampo. Appena si sono ripresi hanno celebrato la vita, ballando e cantando. Quando abbiamo chiesto ai migranti da dove venivano hanno risposto “from hell”, dall’inferno. Il futuro? Spero di ripartire più avanti».
Cosa pensa degli hater che la attaccano sul web?
«Tra loro vi sono anche cattolici… La critica è da mettere in conto fin da subito, e in fondo il Vangelo provoca divisione nel mondo rimanendo comunque un grande messaggio di pace, non dobbiamo meravigliarci. Ho pensato di sporgere querela, ma non l’ho fatto: sono un prete».
Le critiche da dentro la comunità?
«Molti hanno criticato alle spalle, molto pochi mi hanno detto davanti quello che pensavano e credo che questa sia comunque un’occasione di arricchimento. E poi sono stato fortunato: quando è iniziata la polemica su di me il cardinale Krajewski ha riattaccato la luce allo stabile occupato a Roma e ha fatto da parafulmine al posto mio. Lo ringrazierò…» —
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