Modena Droga e prostituzione, sgominate due bande di albanesi: 9 arresti
Il giro d'affari dei gruppi criminale era di oltre 180mila euro con centinaia di 'clientì da tutta la regione e una ventina di donne dell'est Europa come vittime.
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MODENA Sfruttavano almeno 20 donne, forzandole con "metodi violenti" a lavorare in strada o a casa dalle otto di sera alle prime luci dell'alba.
E il controllo dell'attività era "costante", da parte degli sfruttatori: durante ogni sera di lavoro, le giovani albanesi e ucraine, reclutate direttamente nei loro paesi di origine, venivano controllate da lontano e dovevano avvisare i loro 'protettori' di ogni spostamento, anche tramite messaggi criptati (poi decriptati dalla polizia).
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È L'essenza dell'operazione "Fossalta", portata avanti a Modena da Procura e squadra mobile. Il gip Eleonora Pirillo ha emesso l'ordinanza di custodia cautelare in carcere, eseguita oggi all'alba dalla polizia, a carico di 12 albanesi: sono ritenuti responsabili a vario titolo di reati che vanno dal tentato omicidio al favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, fino alla cessione di sostanze stupefacenti, in particolare nella zona est di modena.
L'operazione, condotta dalla Squadra Mobile e diretta dal sostituto procuratore Pasquale Mazzei, è stata innescata dalla vicenda della sparatoria tra due auto in via Emilia Est, proprio nella località Fossalta, il 5 aprile dell'anno scorso.
Ora i 12, parte di un gruppo più ampio scisso per la spartizione criminale del territorio nell'ambito di una lotta tra bande, sono in carcere ma fino a ieri, dettagliano gli investigatori, operavano col loro traffico in via emilia est dall'altezza della tangenziale, fino alle porte di castelfranco.
A quanto risulta, nessuno degli sfruttatori e nessuna delle sfruttate era in possesso di permesso di soggiorno: tutti usavano i 90 giorni garantiti dal visto turistico per poi rientrare nel paese d'origine, alla scadenza del periodo, e ritornare in italia dopo soli tre-quattro giorni.
Sgominate due bande rivali di albanesi che si contendevano lo spaccio di droga e la prostituzione nel Modenese, con un giro d’affari di 180mila euro al mese e centinaia di clienti provenienti da tutta la regione. Ad essere costrette a prostituirsi erano una ventina di donne dell’est, irregolari sul territorio italiano.
Trenta investigatori della Squadra Mobile unitamente ad altri venti poliziotti della Questura, a cinque equipaggi del Reparto Prevenzione Crimine, nonchè alla Polizia Scientifica, a personale delle Volanti e a quello del Reparto Volo di Bologna, hanno eseguito arresti e perquisizioni a tappeto in vari appartamenti nelle zone di San Damaso, via Emilia est, Castelfranco Emilia e Rubiera.
"L’indagine, condotta dalla Squadra Mobile e diretta dal Sostituto Procuratore Mazzei, - spiega una nota distribuita dalla questura di Modena - ha avuto origine dalla sparatoria avvenuta tra due autovetture in via Emilia Est, località Fossalta, il 5 aprile 2018. L’episodio era stato immediatamente inquadrato dagli inquirenti come legato a verosimili contrasti nella gestione del territorio da parte di cittadini albanesi dediti allo sfruttamento della prostituzione.
A seguito di una complessa attività d’indagine, si è compreso che v’era stata un’importante scissione all’interno del gruppo che aveva comportato una lotta tra la vecchia e la nuova fazione per la spartizione del territorio. Si è accertato, peraltro, che la lotta tra bande è poi terminata grazie all’intermediazione di un singolo sfruttatore albanese, anche lui finito oggi in carcere per il medesimo reato. Le persone gravate dalle misure, fino a ieri, gestivano l’attività di sfruttamento della prostituzione in via Emilia Est, dall’altezza della tangenziale sino alle porte di Castelfranco Emilia.
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