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lino guanciale 

«Scelta di campo per sostenere gli aiuti ai rifugiati»

P.S.
«Scelta di campo per sostenere gli aiuti ai rifugiati»

L’artista da tre anni è testimonial dell’agenzia Onu Unchr «Il tema dei profughi è centrale: dovevo schierarmi»

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Lino Guanciale, oltre l’attore di teatro e quello di fiction televisive di grandi successo, è anche testimonial di Unhcr, l’agenzia Onu per i rifugiati. E ha raccontato a Modena, al cinema Astra, davanti a quasi 500 persone questa sua particolare attività in un incontro organizzato da una serie di sigle ecclesiali: dalla Pastorale sociale e del lavoro ad Azione Cattolica, dall’Agesci ai Giuristi Cattolici, da Porta Aperta al Festival della Migrazione fino a Ho avuto sete. Una serie di realtà che aveva già promosso altri appuntamenti nei mesi scorsi. Guanciale ha risposto a una lunga intervista e, al termine, ha letto alcuni brani dal suo ultimo spettacolo “Fuggi la terra e l’onde”.

Guanciale, come è nato il suo impegno in Unhcr?

«Circa tre anni fa ho capito che il mio profilo poteva essere interessante per portare un sostegno. E mi sono avvicinato a Unhcr. Aiutavo già, e cerco di continuare a farlo, altre realtà (Save the children, Amnesty), ma ho capito che il tema dei migranti e dei rifugiati stava diventando centrale e ho deciso di fare una scelta di campo».

E la sua vicinanza a questi temi dove trae le sue radici?

«Vengo da esperienze adolescenziali formative di etica di servizio, sono stato scout dell’Agesci per 13 anni. Oggi non sono credente, però ho un enorme rispetto per chi lo è e in particolare per chi lo è in tempi così bui. Mi pare che oggi ci siano grosse divisioni su questi temi, divisioni anche dolore. Ma restare ancorati a legami solidali è importantissimo e vi sono debitore. In Etiopia e in Libano, ad esempio, Unhcr lavora moltissimo con diverse realtà della Chiesa».

Cosa ha visto in Libano e in Etiopia?

«Le due realtà sono molto differenti: in Libano ci sono circa 1,5 milioni di profughi siriani (poi hanno smesso di contarli) su circa 5 milioni di libanesi. In pratica è come se in Italia ci fossero 20 milioni di profughi, una persona su tre in Libano è siriana ed è fuggita dalla guerra e dalle persecuzioni. Lì però non ci sono grandi campi profughi, sono moltissimi e molto diffusi i campi e non si riescono a portare i servizi essenziali se non a patto di grandi fatiche. In Etiopia la situazione è peggiore sotto il profilo generale, con profughi eritrei, sudanesi, somali… ma ci sono campi anche molto grandi, fino a 20mila persone, in cui Unhcr porta i servizi essenziali. Purtroppo le risorse non bastano per tutti: pensate che in Libano ci sono circa il 50% delle risorse che servirebbero per aiutare tutti, in Etiopia appena il 15%. C’è molto bisogno e devo dire che i fondi che vengono donati sono garantiti: non è più come anni fa quando poteva capitare che i fondi si perdessero in vari rivoli. Fortunatamente la situazione è molto migliorata».

Lei conosce bene Modena e la frequenta per lavoro da anni. Come sono i modenesi sul fronte dell’accoglienza?

«Modena è una città bellissima e i modenesi sono persone concrete, hanno una grande etica del lavoro ma sanno anche accogliere e mettersi in dialogo con grande serietà. Forse non ve ne rendete conto - conclude Guanciale - ma vedendo da fuori vi posso garantire che avete grandi doti anche sotto questo punto di vista». —

P.S.

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