E il sottosegretario alla Sanità fa il tutto esaurito in municipio
La Nostra Mirandola svela le mancate risposte regionali Ancora polemiche sul Pal 2011 I timori di un medico di base sul progetto di Casa della Salute
MIRANDOLA. Un colloquio tra la presidente dell’associazione mirandolese “La Nostra Mirandola” Nicoletta Vecchi Arbizzi, due membri dell’associazione, il presidente della Regione Stefano Bonaccini e l’assessore regionale Sergio Venturi, a luglio 2018, per ribadire la necessità di un impegno da parte della Regione di superare le problematiche in merito al declassamento dell’ospedale di Mirandola da ospedale d’area ad ospedale di prossimità. Decisione accettata dai sindaci dell’Area Nord e rappresentati dal sindaco uscente e assessore alla Sanità in Ucman, Maino Benatti.
Un colloquio, quello del 2018, che non ha avuto riscontro fino al 31 gennaio 2019. Quando c’è stato un altro incontro con l’associazione in cui Bonaccini ha chiesto di scrivere in una lettera tutte le criticità del Santa Maria Bianca e di inviargliela via mail per una sua valutazione. Mail con lettera che è stata inviata il 14 febbraio e che essendo rimasta senza risposta è stata rispedita il 12 maggio.
Ma da quel giorno ad oggi “La Nostra Mirandola” - che in 18 anni ha donato al Santa Maria Bianca 2.5 milioni di euro in strumentazioni e macchinari medici all’avanguardia - dalla Regione non ha mai ricevuto una risposta.
È quanto emerso da una lettera letta da due membri dell’associazione, in rappresentanza della presidente assente per motivi famigliari, lunedì sera nella sala consiliare del Comune. Dove si è tenuto l’incontro sulla sanità promosso dalla Lega e dal centrodestra a supporto del candidato sindaco Alberto Greco e con ospite il sottosegretario di Stato alla Salute Luca Coletto. “
«Il Pal 2011 prevedeva 191 posti letto per l’ospedale di Mirandola - ha ricordato la candidata consigliere della Lega Antonella Canossa, in una sala consiliare gremita di gente - nel 2013, post sisma, erano 130 però l’Ausl aveva assicurato che si sarebbe raggiunto il numero previsto dal Pal ma così, ad oggi, non è stato. E Mirandola, che funge da bacino di utenza per gli 84mila abitanti della Bassa, ha pagato il prezzo più caro a favore di Carpi dove ora si vuole costruire un nuovo ospedale e degli ospedali modenesi che, viste le distanze e le condizioni della viabilità, si impiegano ore per raggiungerli».
Casa della salute, prevista a Mirandola nell’ospedale in spazi svuotati post terremoto, e ospedale di comunità che a Mirandola e Finale è invece in fase di programmazione, hanno destato preoccupazioni anche tra il pubblico. «Non vorrei che entrambi diventino dei contentini per nascondere l’ulteriore impoverimento del nostro ospedale e chiuderlo definitivamente, penalizzando noi cittadini e noi dottori» ha detto il medico di base Alessandro Ghedini. —
Vale. C.
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