Gli anni del Mostro di Modena rivivono con le gemelle Vecchi
Abiti e trucchi studiati con la massima cura per ricreare l’atmosfera in città all’epoca degli atroci delitti tra gli anni ’80 e ’90. Un lungo lavoro di sartoria
Il glitter, i colori sgargianti, i mini abiti e le spalline imbottite, i gioielli dalle dimensioni importanti in oro giallo, al confine tra vistosità e cafonaggine. Le felpe con l'enorme logo dello stilista, i jeans a palloncino. La permanente esasperata e i ciuffi mutuati dalle presentatrici delle neonate reti Mediaset. Sono tutti elementi che raccontano un'epoca, quella degli anni '80, spensierata, controversa, con risvolti oscuri, protagonista del docu-film “Il mostro di Modena”, la cui prima si terrà stasera alle 21 al Cinema Raffaello. I costumi della mini-serie sono stati curati da Francesca e Roberta Vecchi che, come è nel loro stile, hanno portato un po' di poesia in una situazione truce.
«Sul set c'era un'energia pesante - raccontano le due sorelle - dieci anime sono state strappate alla terra in modo violento e brutale, e per quanto potessero essere implicate in situazioni di vita pesanti come la prostituzione e la tossicodipendenza, erano ragazze, donne che amavano ed erano amate, dalle loro famiglie in modo particolare». Per ricostruire l'estrosità che gli anni '80 hanno messo in scena con la moda e rimanere fedeli a ciò che i personaggi del film indossavano nella vita reale, Francesca e Roberta hanno svolto accurate ricerche iconografiche, ispirandosi anche alle foto di cronaca dell'epoca. «Per alcuni personaggi, come il vostro ex collega Pierluigi Salinaro - continuano le costumiste - è stato abbastanza facile ricostruirne il look, primo perché sono qui tra noi e quindi ci hanno potuto raccontare molto del loro stile, secondo perché il materiale fotografico e i filmati a disposizione sono un buon numero. Per altri, soprattutto per alcune vittime, ci siamo lasciate ispirare da quanto ci trasmettevano le foto segnaletiche. Si può capire molto della personalità anche solo attraverso un piccolo dettaglio».
L'ambientazione è quella tipica della Pianura Padana, con la nebbia, il cielo latteo, la campagna monocromatica dei mesi invernali. «Una delle ragazze è stata strangolata - continuano nel loro racconto - e il giallo della sciarpa che le ha stretto il collo per l'ultima volta è un dettaglio che spiccherà nel buio della notte, che farà parlare di lei».
Per le divise delle forze dell'ordine, polizia, carabinieri e vigili, si sono avvalse della collaborazione di una sartoria teatrale storica con sede a Roma, mentre tutti gli altri costumi fanno parte del loro archivio personale custodito nel loro circolo culturale “Il Posto” in via Castelmaraldo. «Sono tutti abiti vintage originali - spiegano - solo per alcuni pezzi abbiamo dovuto ricorrere a capi nuovi, ma dato che gli anni '80 sono tornati prepotentemente di moda ora, non è stato così difficile reperirli. È stata un’epoca molto divertente dal punto di vista del costume, un periodo che ci è piaciuto molto ricreare, anche con le acconciature e il trucco con gli ombretti con i brillantini, le labbra lucide e lo smalto rosa confetto o rosso fuoco. La parte divertente è stata far rivivere la Modena opulenta di quel tempo, con il suo glamour, i soldi del distretto ceramico e del nascente distretto carpigiano, una città nella quale, se non ostentavi un logo, non eri nessuno». —
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