Mille selfie con il Capitano casalinghe e immigrati in fila per la foto-ricordo
«Arriva il Capitano!» Il grido dei sostenitori arriva sino in piazza e scatena i supporter che si sono guadagnati un posto in corso Martiri. Davanti al piccolo palco, i gilet gialli con lo stemma leghista del servizio d’ordine fanno fatica a contenere la calca che aspetta da prima delle 10 l’arrivo del leader.
Nella piccola città sulla via Emilia, nella giornata del mercato, i leghisti hanno chiamato il leader nazionale per appoggiare il loro candidato sindaco Modesto Amicucci. Finalmente, con mezz’ora di ritardo, Salvini arriva e viene circondato dai leghisti e dalle leghiste del servizio d’ordine, estasiati e indaffarati per tenere a bada chi vuole stringere la mano al capo. Il leader leghista si fa strada verso la piazza al suo ritmo - un passo e un selfie, un passo e un selfie - e, quando arriva sotto i portici già stipati di gente, viene preso d’assalto da tanti stranieri che lo abbracciano, gli sorridono mentre lo applaudono. Sikh con il turbante e neri con i capelli rasati, maghrebini con i figli piccoli in prima fila. Effetto rockstar.
C’è anche il dissenso, ovviamente, ma il servizio di sicurezza della Polizia è imponente. I contestatori sono pochi, i loro cartelli sono degli sfottò: “Più tortellini, meno Salvini”, “Selfie e bacetti dalli ai tuoi parenti stretti”. Una ventina di donne in abiti tradizionali del Maghreb sventola il volantino con il viso del concorrente Gianni Gargano. Tutto qui.
Qualche fischio isolato dal fondo della piazza si perde nel frastuono dell’altoparlante. Salvini, semplicemente, se ne infischia. Macina foto, bacia casalinghe e pensionate, ragazzine e signore in età. Sa bene che quelle centinaia di scatti diventeranno migliaia di contatti sui social.
«Ne hanno fatti arrivare troppi di immigrati - attacca Salvini - che non scappavano dalla guerra ma la guerra ce l’hanno portata qui, spacciando droga. A sinistra sono un pò arrabbiati, perchè fino all’anno scorso guadagnavano cinque miliardi di euro col business dei clandestini. C'è qualche cooperativa che deve cambiare ramo d’azienda». E ancora: «Molti di voi per essere qua hanno preso un’ora di permesso dal lavoro o hanno chiuso il negozio. Ma penso che nessuno di noi si permetterebbe mai di andare a insultare o a disturbare - sottolinea indicando chi lo contesta - Per questo abbiamo approvato la legge che reintroduce a scuola l’educazione civica obbligatoria».
Infine, la stoccata finale. «Tra le priorità di Castelfranco ci sono case, viabilità e lavoro. Non mi sembra che tra le priorità ci sia una moschea... Ci siamo capiti. Ognuno crede al dio che vuole, io sono cristiano e cattolico. L’unico problema arriva quando nel nome del tuo dio vuoi imporre una legge non compatibile con le nostre libertà: la donna coperta dai tappeti te la tieni al tuo paese, non a Castelfranco, non in Italia».
Un quarto d’ora di comizio, Amicucci non parla nemmeno e Salvini, mentre la colonna sonora mette Gianna Nannini e Bennato, continua sino amezzogiorno con i selfie, prima di essere portato via verso la tappa successiva. Fa giusto in tempo a mostrare a tutti la rosa benedetta di una fan, mentre un altri innalzano due striscioni con scritto “Liberaci dai comunisti” e “Anche Gesù ti ama”. Poi sale in macchina e corre verso la Bassa con le auto della Polizia che fanno da battistrada con i lampeggianti. Ciao ciao Castelfranco. —
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