Gazzetta di Modena

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il retroscena 

Tra le “lucciole” anche Arietta uccisa e gettata contro il treno

C.G.

Il tentativo di ribaltare i controllo della gang che fa affari lucrosi porta a cercare un mediatore che va in Albania e minaccia con un mitra in mano i parenti

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La guerra tra bande albanesi nasce dall’esigenza di dominare l’intero traffico da 180mila euro a settimana. Qualcuno sostiene che il capo e i suoi fedelissimi sono deboli rispetto a lui e ci prova. Nasce il tentativo di scalzare il comando ai vertici dell’organizzazione. Intanto venti ragazze continuano a “lavorare” e ad essere reclutate. Si arriva a una spartizione ma non c’è l’accordo. Avviene la sparatoria alla Fossalta. La guerra ormai è a un passo. Si ricorre a una figura terza, estranea ma vicina ai giochi della gang di sfruttatori e spacciatori di cocaina: un altro delinquente albanese. Viene trovato: è un 43enne di Rubiera, lo “zio”, farà da paciere. Ma lo farà a modo suo, con intenti non pacifici. E si creeranno altre tensioni. Le indagini della Squadra Mobile comandata dal dottor Blasco arrivano a ricostruire episodi gravissimi che avvengono in Albania, nei villaggi di origine della banda. Il primo tentativo di riportare ordine, più che pace, si nota con il contatto di questo “zio” di uno dei gangster spedito in Albania. Lo “zio” non è un anziano saggio ma un uomo che utilizza metodi delinquenziali. Il paciere cerca di trovare un punto di tregua, più che di equilibrio, mantenendolo nel terrore. E durante il viaggio in Albania è segnalato per una sua iniziativa inquietante: si presenta ad alcune famiglie dei banditi a Modena reggendo in mano un mitra Ak47 (il cosiddetto Kalashnikov), consiglia brutalmente di adeguarsi alla pace che sta tessendo. Il paciere sarà arrestato anche lui nella sua abitazione a Rubiera all’alba di ieri. La sua presenza spiega perché il pm Mazzei non ha accusato i nove arrestati di associazione a delinquere: non esisteva più un’associazione. Sono ghenghe di delinquenti e ognuna faceva il suo gioco. I due tronconi troveranno un accordo fragile nel corso di un incontro col paciere nel piazzale davanti a Obi. Una tregua d’affari. Se il tratto di via Emilia controllato e fatto “battere” dalle venti ragazze era sempre quello, ognuno lavorava per sopraffare l’altra fazione. Non sapevano però che una delle ragazze stava già parlando da tempo con la polizia. Un’ucraina sottoposta a vessazioni e violenze di ogni tipo che ha raccontato com’era fatta la struttura e la fabbrica dello sfruttamento sessuale, controllata con chat criptate dai cellulari e la rete di appartamenti in uso, che produceva fino a 40 euro a prestazione dei quali la maggior parte finivano in mano alle gang albanesi.

Tra queste ragazze, reclutate da una ucraina, c’era anche Arietta Mata, la 25enne ungherese strangolata dietro il ristorante Riverside al Ponte di Sant’Ambrogio e gettata contro un treno in corsa: un delitto orribile per il quale è accusato Pasquale Concas, accusato anche della morte di una amica avvocato soffocata nell’incendio in casa (e già condannato per l’omicidio di una anziana ad Olbia). Da ieri il protettore di Arietta è in carcere. —

C.G.

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