Ictus e cesarei: Modena sempre al top I due ospedali tra i migliori d’Italia
I numeri dell’Agenzia Nazionale certificano l’efficienza del sistema territoriale. Buoni dati anche per la cura dell’infarto
Un mare di dati, che sarà utile, se non fondamentale, per l’organizzazione e la programmazione del lavoro per le strutture ospedaliere. È il Pne 2018 (Piano nazionale esiti), una fotografia dei servizi sanitari (su dati del 2017). Il Pne è stato sviluppato da Agenas (Agenzia Nazionale per i servizi sanitari Regionali) su mandato del Ministero della Salute e fornisce, dal 2013 a livello nazionale, valutazioni comparative di efficacia, equità, sicurezza e appropriatezza delle cure prodotte nell’ambito del servizio sanitario italiano. L’edizione 2018 di Pne analizza 175 indicatori (70 di esito/processo, 75 volumi di attività e 30 indicatori di ospedalizzazione).
infarto
Una delle voci più importanti è quella relativa alla mortalità entro i 30 giorni dopo un ricovero per infarto miocardico acuto. A livello nazionale nel 2017 i casi sono stati 88.284: la morte entro il mese si è verificata nell’8,29 %. E a Modena? Per quanto concerne il Policlinico questa media si abbassa all’8,07% (345 casi totali), mentre per l’ospedale Civile di Baggiovara si alza all’8,97% (529 casi totali). Si tratta sempre di dati da analizzare con estrema attenzione, perché sarebbe troppo semplicistico ridurre la casistica a una mera statistica. Per questo nel Pne sono inseriti una serie di fattori che “aggiustano” le statistiche: ad esempio se la persona colpita da infarto aveva altre patologie o era molto anziana. Da qui il motto del Pne che recita “Non produciamo classifiche, graduatorie, giudizi”.
Ciò detto i numeri son pur sempre numeri ed è quindi interessante analizzare lo scostamento rispetto all’anno precedente per i due ospedali modenesi. Al Policlinico la mortalità è salita del 5%, a Baggiovara è scesa del 32%.
In linea generale l’Italia ha di che essere soddisfatta: la mortalità a 30 giorni dal ricovero per infarto acuto del miocardio, che misura la qualità dell’intero processo assistenziale del paziente con infarto, a partire dall’accesso ai servizi di emergenza, continua a diminuire, dal 10,4% del 2010 all’8,29% del 2017. Il dato, molto positivo sia su base nazionale che regionale, conferma la mortalità post-infarto dell’Italia tra le più basse nei paesi occidentali.
ictus
Altra voce interessante poiché riguarda una patologia enormemente diffusa è quella relativa alla mortalità a 30 giorni dal ricovero per un ictus ischemico. In Italia nel 2017 ci sono stati 60.586 casi: nell’11,34% l’epilogo è stato la morte del paziente.
Al Policlinico i casi sono stati 58 con l’8,65% dei decessi. All’ospedale Civile di Baggiovara, dove lavora un’eccellenza in questo campo come la stroke unit, i casi sono stati 499 con il 10,19% dei decessi. Come per l’infarto anche in questa statistica devono essere tenuti in considerazione molti fattori relativi ai singoli pazienti, ma è facile notare come la media sia più bassa di quella nazionale.
parto cesareo
Infine un dato che riguarda solo il Policlinico, ovvero quello della percentuale di parti cesarei. In Italia la media è del 23,36%. Nel 2017, rispetto al 2010, a 17.000 donne nel nostro Paese è stato risparmiato un cesareo, e il tasso nazionale è passato dal 28% del 2010 al 23% del 2017.
Nella struttura modenese, dove nel 2017 ci sono stati 2.285 parti, nel 20% si è ricorsi al taglio cesareo. Un meno 2% rispetto all’anno precedente. —
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