Omicidio Balboni, 14 anni e 8 mesi all’amico
Zocca. Il pm aveva chiesto 18 anni ma senza premeditazione. La famiglia del 16enne: «Sentenza troppo lieve»
Il giudice dell’udienza preliminare del tribunale per i minorenni di Bologna, ritenendo equivalenti le aggravanti e le attenuanti generiche, ha condannato, con rito abbreviato, a 14 anni e 8 mesi il 16enne bolognese per l’omicidio dell’amico Giuseppe Balboni.
Un assassinio avvenuto nel giardino della sua casa a Tiola di Castello di Serravalle nel settembre 2018 dove il ragazzino di Zocca, che avrebbe dovuto tornare a scuola per le lezioni, era arrivato in motorino per discutere di un debito di qualche decina di euro. Venne ucciso a colpi di pistola e nascosto nel pozzo. L’imputato, difeso in aula dagli avvocati Pietro Gabriele e Icilia Leoni, aveva ripulito tutto e si era vestito per recarsi al lavoro, dissimulando per giorni ogni responsabilità.
Il pm Alessandra Serra aveva invece chiesto una condanna a 18 anni per omicidio aggravato dai futili motivi e della minore età della vittima, spiegando però di non poter contestare la premeditazione che, seppur verosimile, non si evidenziava con prove certe nonostante fosse stata annotata al momento del fermo e durante la convalida dell’arresto.
Premeditazione che invece aveva chiesto la famiglia di Giuseppe tanto che gli avvocati Domenico Morace e Francesca Lamazza avevano presentato al giudice una memoria in cui si legge che l’imputato “prima provocò Giuseppe, per costringerlo a venire da solo, in un luogo che sapeva essere deserto e senza interferenze esterne. Inoltre casa, giardino e luoghi circostanti avrebbero consentito di nascondere corpo e motorino”. E seguire, dopo l’omicidio “ricarica la pistola e nasconde i bossoli, trascina il corpo fino al pozzo che probabilmente aveva già aperto prima, ripulisce la scena con accuratezza, distrugge il cellulare di Balboni e cancella dal proprio ogni riferimento a questo. Solo chi aveva programmato l’omicidio avrebbe potuto essere così organizzato”.
«Per noi si tratta di una sentenza troppo lieve. Auspichiamo almeno che possa servire a evitare ulteriori tragedie come quella di Giuseppe», hanno detto i genitori del ragazzino ucciso.
Gli avvocati Morace e Lamazza, dicono di attendere “con ansia le motivazioni, per cercare di capire come si arrivati a questa pena, a fronte di un omicidio aggravato, occultamento di cadavere e spaccio di stupefacenti. Sono disgustato da quanto affermato nel corso della discussione dall’avvocato Gabriele, che non ha fatto altro che infangare chi non può più difendersi». —
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