Angelo Rainone ai giudici «Non ho ucciso io Breno e Ugo»
Solo spontanee dichiarazioni dell’imputato dell’orrendo delitto «Hanno tentato di truffarmi nella gestione dell’azienda e c’erano ubusi sui miei figli»
zocca. «Non sono stato io ad uccidere Ugo e Breno Bertarini». Angelo Rainone ha esordito così, ieri davanti alla Corte di Assise. Non un interrogatorio, cui l’imputato del duplice agghiacciante omicidio nell’azienda agricola di via San Giacomo ha ritenuto di non sottoporsi. Semplici “spontanee dichiarazioni”, rese in 20 minuti con pesanti accuse ai suoi parenti. All’ex moglie e ai due fratelli deceduti. Poi a i carabinieri che lo prelevarono “col mitra spianato» a casa sua la mattina del ritrovamento dei cadaveri, quando «io non sapevo niente». E infine al pm che lo interrogava, la dottoressa Lucia De Santis, che sarebbe stata a suo dire «aggressiva».
Rainone si è quindi avventurato nei rapporti civilistici con l’ex moglie e i fratelli Bertarini: li ritiene artefici di una sorta di raggiro, per lui che era entrato nella società agricola di famiglia con l’1% e si era visto richiedere liquidazioni e denaro quando la moglie, titolare al 99% delle quote, aveva riconosciuto debiti importanti ai proprietari veri, il padre e il fratello. Parole che hanno indotto il presidente della Corte, Gin Tibaldi, ad osservare che il processo è per omicidio, e su questo avrebbero dovuto vertere le dichiarazioni. Rainone ha anche accusato i famigliari di gravi molestie sessuali sui due figli: «Il piccolino quando veniva da me aveva atteggiamenti strani...» , ha detto precisando alcuni particolari a sostegno dei suoi sospetti. Ha aggiunto che per le situazioni descritte ha anche presentato esposti e denunce, che non hanno mai trovato seguito. Sulla questione omicidio, il suo racconto si è fermato al venerdì 23 febbraio 2018 (l’omicidio è del 26 mattina, lunedì), per poi riprendere con l’arrivo dei carabinieri. Un vuoto temporale anche questo sottolineato dal presidente che ha chiesto all’imputato se avesse altro da aggiungere. Ma Rainone si è accomodato, dando spazio agli elementi raccolti dai suoi legali: parecchie telefonate registrate dall’imputato mesi prima del delitto, nelle quali la difesa vuol far cogliere rapporti normali tra padre e figli, tra genero e suocero. Come dire: falsi i racconti che lui fosse conflittuale con loro, o non ci parlasse. Poi via ai testimoni della difesa, che torneranno anche alla prossima udienza. —
A.Setti
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