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Benatti: «I nuovi amministratori? Servirà competenza e passione»

A.Setti
Benatti: «I nuovi amministratori? Servirà competenza e passione»

Il congedo del sindaco degli ultimi 10 anni tra orgoglio e memoria «Il 29 maggio 2012 il punto più basso, ma ora la città è in crescita» 

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MIRANDOLA. Si commuove il sindaco uscente di Mirandola, Maino Benatti, quando gli chiedi quale sia stato il momento più basso dei suoi 10 anni al governo della città. Da lunedì sarà a tempo pieno il nuovo tesoriere provinciale del Pd, con l’intenzione di disegnare un progetto duraturo per la stabilità economica del partito di cui è tuttora dipendente, ma anche di guardarsi intorno, magari nel privato.

«Penso al 29 maggio 2012, quando arrivò la seconda scossa, e con essa i morti. Eravamo al Coc, evacuati dalle scuole nelle quali ci eravamo rifugiati il 20, e non avevo più parole, solo dolore: fu un amico della protezione civile del Friuli, Fabio, che ancora sento spesso al telefono, a dirmi di non arrendermi, perché la stessa cosa era successa anche a loro...».

E la più grande soddisfazione di questi 10 anni?

«La rielezione del 2014, al primo turno. Il segno che i cittadini mi e ci stavano dando fiducia al nostro lavoro».

Il sindaco di questi dieci anni (ma ce ne sono altri 5 da assessore) chiede all’amministrazione che verrà «la consapevolezza» che Mirandola merita: «Nei prossimi cinque anni amministrando con competenza e con coraggio questa diverrà una bella città». Benatti rivendica con orgoglio di avere rispettato tutti i punti del programma elettorale del 2014. «Ho avvertito tutta la grande pressione, ma ci ho messo anche tanta passione. Ritengo di avere provato ad essere giusto, ad evitare un uso sbagliato del potere, guardando alla Costituzione».

La sua attenzione è al benessere: «Oggi i mirandolesi stanno obiettivamente meglio, dal punto di vista economico, del lavoro e della crescita».

E in tal senso «lasciamo a chi verrà tanti progetti che daranno lustro: il raddoppio del tecnopolo, all’incubatore per start up, all’ostello dietro la biblioteca che faciliterà i rapporti globali che legano Mirandola al mondo (con le multinazionali), al piano organico da 2,9 milioni per il centro storico con la qualificazione delle piazze. Infine la rete delle ciclabili». «Serve una Mirandola che non guarda indietro, ma al futuro. Non nostalgia, ma la memoria che ci dia orgoglio ed energia. Ritengo di avere provato in questi anni a guardare oltre le risposte immediate, per avere una visione, una prospettiva». Tocca ai mirandolesi decidere ora a chi affidare quel futuro. —

A.Setti

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