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Greco-Ganzerli La sfida sul futuro di una Mirandola che non si arrende

Francesco Dondi
Greco-Ganzerli La sfida sul futuro di una Mirandola che non si arrende

I cantieri del centro raccontano una città che rialza la testa «Chi ha competenza governi». «Ma sull’ospedale si cambi»

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L’odore della polvere ti entra dentro, in certi vicoli del centro storico si fatica anche a respirare e quando ne esci puoi sentire addosso quel senso di sottile sporcizia tipica della laboriosità di chi sta cercando di riportare alla normalità un centro storico ancora ferito dal sisma, ma che merita invece di ritrovare finalmente la sua definitiva rinascita. Ecco perché da queste parti non può quindi essere considerato un male la presenza di tanti cantieri, con le loro grandi gru e gli accenti italici delle decine di operai ormai a petto nudo.

Mirandola sta vivendo giorno per giorno la ricostruzione post terremoto: una sfida che la città, da sempre stritolata dalla dicotomia tra l’essere il centro di riferimento della sola Bassa e l’ambizione di farsi punto di riferimento provinciale, vuole vincere per dimostrare a tutti che “tenere botta” va bene, ma è meglio catapultarsi nel futuro.

E nella terra dei Pico il passato, il presente e soprattutto il futuro significano lavoro, industria, welfare. «La cosa bella che ho scoperto restando in ferie e avendo tutto il giorno a disposizione - dice un attivista impegnato negli ultimi tour da campagna elettorale - è scoprire quanto è bella la nostra città e quanta gente si trova sempre in giro, ad ogni ora».

Dargli torto è impossibile perché la percezione è che Mirandola sia impegnata in uno sforzo enorme per reagire alla devastazione. Con tutte le contraddizioni del caso: la viabilità esterna è indecorosa per il polo mondiale del biomedicale con la sola e schizofrenica Canaletto capace di collegare queste terre a Modena e i centri commerciali, nati in un amen soprapponendosi uno sull’altro a causa di una antica visione urbanistica, sono costante fonte di ironia e critica.

Eppure Mirandola sta cercando di ripiegare su se stessa, sul cuore storico che nei secoli le ha permesso di diventare un simbolo di vitalità e capacità imprenditoriale. Manca un cinema multisala - un ricorso al Tar blocca il costruttore privato da mesi - la piscina estiva ha appena riaperto dopo anni di serrata, ma ora bisogna fare i conti con il rischio di perdere la consapevolezza della bellezza e la vitalità di alcuni angoli unici. Basterebbe passare in una bottega di via Volturno o sedersi ai tavoli di qualche lounge bar per comprendere il coraggio, la cura maniacale dei dettagli e la passione che gli artigiani mirandolesi ci stanno mettendo.

A volte i numeri non raccontano tutti, ma possono aiutare. Sono 273 le attività commerciali del centro storico (dati al 31 dicembre), con un saldo negativo di appena 16 rispetto al 20 maggio 2012, destinato a diminuire ulteriormente rispetto alle ultime inaugurazioni. Sono invece quasi 2400 le imprese operative, sintomo di una Mirandola che non si arrende e che addirittura si struttura sempre più, attira capitali, impegna addetti, si lancia nella sperimentazione sanitaria come racconta il Tecnopolo destinato ad allargarsi.

Ed è in questo quadro di vitalità che si inserisce la sfida finale tra Alberto Greco, primo candidato del Centrodestra ad arrivare in testa al ballottaggio, e Roberto Ganzerli. Una battaglia che negli ultimi giorni - e non per colpa dei due candidati ma delle fazioni di tifosi - ha esacerbato gli animi. A uno di loro due Mirandola e i suoi 23895 residenti, di cui 3557 stranieri (in calo di quasi 200 unità rispetto al 2014), affideranno il futuro e anche quei cento milioni di euro arrivati per le opere pubbliche, ultimo obiettivo dopo le case, le scuole e le aziende.

«Ganzerli sa cosa significa occuparsi di ricostruzione - dice Anna, elegante cinquantenne seduta ai tavolini sotto la Galleria - Mi fido di lui, le promesse elettorali non mi piacciono, è ciò che appare evidente e tangibile che può aiutare a capire. E di cose ne hanno fatte tante. Qualcuno lo ha dimenticato, è fortunato a non ricordare la crisi economica iniziata nel 2008 e il terremoto del 2012».

«Però c’è l’ospedale e per quello il Pd ha fatto poco - ribatte l’amica Lucia che non dice cosa voterà, pur lasciando intendere di non disdegnare Greco - Serve cambiare perché almeno dobbiamo far valere i nostri diritti e un sindaco nuovo avrà meno remore. Ci dicono sempre che siamo bravi e tenaci, bene allora ce lo dimostrino». —



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