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Elezioni, il “modello Modena” per la corsa di Bonaccini

Luca Gardinale
Elezioni, il “modello Modena” per la corsa di Bonaccini

Il presidente della Regione per il bis punta all’alleanza Pd-sinistra-ambientalisti,  ma è allo studio anche una lista civica che porterà il suo nome

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Quell’abbraccio sotto la Ghirlandina, seguito da tutti gli italiani collegati alla “diretta Mentana” - che proprio in quel momento era in onda da Modena - è arrivato poco prima della festa improvvisata in piazza Grande. Del resto, oltre a essere stato uno dei primi a precipitarsi a Modena per fare i complimenti al “duca” Gian Carlo, il governatore Bonaccini era stato anche l’ultimo a parlare tre giorni prima, il venerdì sera, chiudendo così la campagna elettorale proprio nella “sua” Modena. E ora che ha festeggiato insieme all’amico-nemico (ultimamente più amico che nemico) Muzzarelli, il presidente della Regione Stefano Bonaccini ha in mente il modello del centrosinistra modenese per vincere una partita molto più complicata, quella che tra la fine dell’anno e l’inizio del 2020 lo vedrà sfidare la Lega, oggi primo partito in Emilia Romagna, per conquistare il secondo mandato. Una sfida che, considerata la posta in gioco, di fatto partirà subito dopo i ballottaggi di domenica prossima, perché mai come in questo caso è necessario arrivare preparati al grande scontro per mantenere - o per conquistare, vedendola dalla parte del Carroccio - la “regione rossa” per eccellenza. E per vincere, come hanno dimostrato le elezioni amministrative del 26 maggio, il Pd deve puntare sulle città, e magari riproporre l’impianto di alleanze che ha funzionato nei centri urbani: quello di Modena, per esempio, che Stefano da Campogalliano sta studiando attentamente. L’idea, insomma, è quella di iniziare a lavorare da subito per creare un fronte compatto che faccia perno sul Pd, ma abbia al suo fianco un pezzo importante della sinistra (del resto Bonaccini è da sempre molto vicino al suo predecessore Vasco Errani e all’assessore regionale Massimo Mezzetti), meglio se con un’insegna civica che con il marchio Mdp. Insieme a loro, potrebbe esserci anche l’alleanza che ha messo insieme l’esperienza di +Europa e il movimento del sindaco di Parma Federico Pizzarotti, anche se i risultati (sia a Modena, sia a livello nazionale) sono stati sotto le attese. E poi ci sono i Verdi, che in Italia e in regione sembrano ben lontani dall’exploit europeo, ma che sono considerati in ascesa. In più - e qui la prospettiva regionale si differenzierebbe dall’esperienza modenese - c’è la “lista Bonaccini”: il presidente ha infatti in mente una lista che porti il suo nome e che metta insieme diverse personalità della società civile di tutta l’Emilia Romagna, cosa che anche Gian Carlo Muzzarelli aveva in mente, ma che alla fine è stata messa in disparte. Un’ipotesi confermata nei giorni scorsi anche dal sindaco di Bologna Virginio Merola, e per la quale il governatore si metterà al lavoro già dalle prossime settimane. Tutto questo in attesa di sapere chi sarà lo sfidante scelto dal Carroccio per cercare una vittoria che sarebbe storica: probabilmente non il capogruppo in Regione Alan Fabbri, che domenica affronterà da favorito il ballottaggio nella “sua” Ferrara, mentre il sottosegretario all’Interno Lucia Borgonzoni non ha ancora chiarito se sarà della partita. Nel frattempo, c’è da decidere un’altra cosa: quando votare? Tecnicamente è possibile farlo da novembre a gennaio, ma il Pd e Bonaccini hanno tutto l’interesse a “concedersi” quei due mesi in più, anche se la Lega ha già iniziato la battaglia per votare il prima possibile.

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