Il segretario Pd sbatte la porta «Vittoria? Solo due assessori»
Francesco Antonucci mette nel mirino il sindaco Nannetti e si dimette «Ha valorizzato la sua lista andando a scapito dei consensi indirizzati al partito»
NONANTOLA. Una decisione nata «dalle molteplici criticità che mi sono trovato ad affrontare subito dopo il mio insediamento, e che, ahimè, non sono riuscito a risolvere». A pesare, però, sono state anche le scelte del sindaco, che hanno portato a una «enorme svalutazione del partito».
Così, con uno sfogo inviato via lettera a tutti i rappresentanti del partito, il segretario del Pd Francesco Antonucci ha lasciato il suo incarico dopo le amministrative che hanno portato alla vittoria del centrosinistra e alla conferma di Federica Nannetti primo cittadino. Ma è proprio il sindaco che con le sue decisioni è al centro delle critiche di Antonucci, che nella lettera scritta una settimana fa ricorda di aver «provato con tutto me stesso a riportare il partito al centro, cercando di trovare il giusto equilibrio con l’amministrazione.
«Ma è un compito che si è rivelato impossibile. Una delle cause è senz’altro l’attuale impostazione - fa notare il segretario dimissionario - che esiste da sempre, che sembra immarcescibile e che permette al sindaco di prevalere sugli organi esecutivi e direttivi». Secondo Antonucci, «il ruolo del partito non può essere quello di mero osservatore, bensì quello di interlocutore attento e critico. Questo sembra addirittura un paradosso se rapportato al fatto che continuiamo a professare l’apertura come principio, ma non abbiamo la capacità di realizzarla in concreto: dovremmo essere il partito dell’inclusione e invece siamo i primi a dimostrarci esclusivi». Un’amarezza che riguarda anche il risultato delle amministrative.
«Nonostante la vittoria, questa campagna ha visto un calo importante dei consensi del Pd - spiega ancora Antonucci - consensi che sono stati raccolti in gran parte dalla lista civica che sosteneva il candidato comune. Avremmo dovuto azzardare correndo da soli e andando noi a intercettare quelle risorse. Il Pd è forte sul territorio, ma poco coraggioso. Avere più coraggio era uno dei miei principali obiettivi. A ciò - e qui arriva la critica al primo cittadino - va aggiunto che una giunta con solo due assessori e nemmeno il vicesindaco del Pd sia un’enorme svalutazione del partito e un pericolo per la sua dignità».
«L’insieme di questi elementi delinea anche un mio personale insuccesso - chiude il segretario annunciando le dimissioni e lasciando la reggenza al presidente del direttivo Gian Paolo Zoboli - sento di non essere stato forte a sufficienza per fare quel cambiamento che auspicavo e di non avere, o non aver avuto la possibilità di farlo, messo in campo una visione del partito a lungo raggio, che non puntasse solo all’immediato o al presente, ma che guardasse soprattutto al futuro. Su queste basi sento di non riuscire a costruire quello che credevo possibile nel momento in cui sono diventato segretario. Con mia profonda delusione e avvilimento». —
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