Scuole, j’accuse di Ronchi «Assurdo metterle allo stadio»
L’architetto tirato in ballo dall’amministrazione smentisce e contrattacca «Mai detto che andavano bene lì, ma il contrario. Procedura sbagliata dall’inizio»
«Non è affatto vero che per me la location dello stadio sarebbe stata la più bella, anzi: ho messo in guardia l’amministrazione dal procedere lì, perché immaginavo la protesta popolare». Lo precisa l’architetto Giovanni Ronchi, chiarendo la dinamica che l’aveva visto interpellato a settembre dal Comune per il progetto delle nuove scuole.
Quindi per lei non era e non è il miglior sito?
«Ma no: venivo dall’inaugurazione della scuola di Fiumalbo che avevo progettato e, interpellato, ho visitato cinque siti con l’amministrazione di Serra. Quando mi hanno detto che la scelta sarebbe caduta sullo stadio, ho fatto presente che si sarebbero attirati le ire della comunità, sia per il valore storico del campo sia per la distruzione in sé di uno spazio verde sensibile. A Fiumalbo la scuola fu prima progettata in un parco e poi si scelse di demolire e costruire sul sito della vecchia: sapevo come reagisce la gente. Preso atto che intendevano procedere lo stesso, ho solo dato indicazioni con un bozzetto su come si poteva mitigare l’impatto: costruendo in ipogeo mantenendo un giardino verde sul tetto. Mai presentato un progetto con costi di realizzazione».
Ma a settembre ha partecipato al bando di selezione del progetto...
«Era un bando su invito a 5 studi tecnici in cui si chiedeva solo quanto sconto si era disposti a fare su una base di 30mila euro circa relativi solo alla progettazione. Un bando con unico criterio del massimo ribasso, senza premio all’offerta tecnica. Mi ha sconcertato: come si fa a premiare un elaborato solo perché costa meno senza valutare la soluzione proposta? Di solito è il contrario: è prevalente ai fini del punteggio l’offerta tecnica, a quella economica si attribuisce un 20%. Così è come dire: fammi un tema libero senza preoccuparti del sito. Ecco perché adesso si sono ritrovati con un progetto da rivedere, perdendo altro tempo. Con questi criteri io sono arrivato ultimo in graduatoria, perché ho applicato un ribasso del 22,10%: per correttezza deontologica in riferimento alla tariffa professionale, non mi sono spinto oltre. Chi ha vinto se l’è sentita di scontare del 47-48%: liberi di farlo. Ci sono però alcune anomalie che andrebbero valutate: da bando il progetto doveva essere consegnato dopo un mese, cioè entro il 30 ottobre 2018. Come mai è stato presentato dopo 3 mesi e ora è stata data un’ulteriore integrazione economica per una non meglio precisata variante? Lo studio di fattibilità deve essere onnicomprensivo di tutte le ipotesi progettuali necessarie per risolvere il problema».
Ma perché proprio non le piace il primo progetto presentato?
«Non mi permetterei mai di esprimermi sull’estetica. Critico i costi, il 63% di più di quello che si sarebbe speso con i criteri di Fiumalbo: per me è una cosa da Corte dei Conti. Se i costi salgono e non si usa oro per costruire è perché si mettono spazi non necessari, si usano strutture ridondanti, si creano urbanizzazioni interne all’area non giustificate ecc. Questo è ciò che avvenuto esaminando il primo progetto consegnato al Comune. Ma non ne ha colpa il progettista vincitore, che ha proceduto in buona fede: è il Comune non ha dato le indicazioni opportune e non è riuscito a valutare la proposta. Coniugare una buona idea progettuale nel rispetto dei costi di mercato e dell’impatto ambientale: questo dev’essere l’obiettivo. La procedura a mio giudizio è stata sbagliata fin dall’inizio, perché in base al codice sugli appalti uno studio di fattibilità deve avere almeno tre alternative di base. A Fiumalbo ne hanno vagliate addirittura cinque». —
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