I raggiri dei Riviera in tribunale I racconti delle anziane vittime
Si spacciavano per finti tecnici del gas o militari impegnati in un’indagine Le prima drammatiche testimonianze svelano un bottino di oltre 150mila euro
«Non ce la faccio ad andare avanti: sono vecchia, e dopo questa cosa non mi sono più ripresa». «Non si preoccupi, abbiamo tutto il tempo per ascoltarla. E nessuno qui la può aggredire». Questo scambio tra una 87enne di Montefiorino ancora choccata dal furto subito il 7 maggio 2015 e il presidente del Collegio giudicante (Federico Meriggi) rende bene l’atmosfera ieri del processo alla famiglia Riviera (il 62enne Davide e i suoi due figli Sandro e Cinziano, di 39 e 24 anni) arrestata due volte dai carabinieri della Compagnia di Pavullo (nell’aprile 2017 a Benedello e nel febbraio 2018 nel torinese, dove è residente la famiglia sinti) per una lunga serie di furti con raggiro compiuti ai danni di anziani in tutto l’Appennino, e fino a Nonantola.
Ieri si sono sentite le prime testimonianze delle vittime, citate dal pm Claudia Ferretti. A partire da questa 87enne di Vitriola appunto. «Ero sola in casa, questo ragazzo (per l’accusa Cinziano, utilizzato come ariete del gruppo per il suo volto incensurato) mi si presenta alla porta come tecnico del gas e mi dice: “Signora, corra a prendere tutto ciò che ha di valore in casa e lo metta nel frigo, perché qui c’è una perdita e sta per saltare in aria tutto”. Io l’ho fatto e nel mentre lui telefonava a un altro restato in macchina (pronto per la fuga: una costante in tutti gli scenari) con un cappello da carabiniere. Dopo mi ha detto che era tutto sistemato ed è andato via di corsa. Ho aperto il frigo ed era vuoto». Denunciato un valore di 40mila euro di banconote e 20mila di titoli postali (questi poi bloccati).
«Era il 14 settembre 2016 - ha ricordato un 78enne di Savoniero (Palagano) - suona un giovane vestito da maresciallo dei carabinieri e mi dice: “C’è stata una rapina all’ufficio postale e devo verificare se le banconote che ha in casa corrispondono a quelle rubate”. Io ne ho dato solo alcune, e lui si è innervosito dicendo: “Guardi che se non consegna tutto faccio intervenire le unità cinofile e le metto all’aria la casa”. Così ho dato 1.400 euro circa e dell’oro. Credo avesse spruzzato dello spray, mi sentivo strano».
In diversi hanno parlato di questo spray “intontente”, soprattutto un 85enne di Nonantola: «Era il 15 aprile 2016, si è presentato uno con la divisa da tecnico e mi ha detto che c’era una fuga di gas - ha raccontato - per cui dovevo tirar fuori tutto, a partire dai valori. Io non volevo aprire la cassaforte, ma dopo che aveva spruzzato lo spray mi sentivo dipendente dai suoi ordini». Maxi bottino in questo caso, con ori che hanno fatto lievitare il conto a 100mila euro.
«Il 12 marzo 2016 mi è arrivato a casa uno che diceva di essere un tecnico Enel per un problema elettrico - ha raccontato una 80enne di Missano (Zocca) - raccomandando di mettere i valori nel freezer, che era sicuro: 1.200 euro di valore. Hanno portato via anche l’anello di fidanzamento che avevo regalato a mio marito. Lui mi ha detto che gli hanno poi sfilato il portafogli». Il che configurerebbe anche il reato di rapina: l’uomo testimonierà per chiarire.
Già confermata invece la rapina a un 74enne di Benedello il 15 aprile 2017: «Avevo appena fatto contante a Pavullo - ha ripercorso - rientro e mi trovo tre persone davanti casa. Uno vestito da maresciallo con tesserino mi dice che deve controllare dei sospetti soli falsi. Gli do una banconota da 500 euro e poi un altro mi blocca un braccio e mi prende con la forza altri 1.500 dal taschino». —
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