«Fu una lezione sul valore della vita democratica»
«L’elezione diretta del Consiglio venne fatta proprio anche da parti della Costituzione I documenti di allora saranno a disposizione del pubblico»
Cosa rappresenta oggi per chi è alla guida della comunità di Montefiorino l'esperienza gloriosa della Repubblica? La parentesi storica, ha ancora qualcosa da dire nella quotidianità di oggi? Qual è la lezione lasciata dalla Repubblica autonoma? A spiegarlo è il sindaco Maurizio Paladini.
«Innanzitutto una lezione sul valore della vita democratica, del rispetto delle opinioni di tutti e della difesa della libertà. La cosa che più mi preme sottolineare di quell'esperienza è l'elezione diretta dei rappresentanti in Consiglio comunale: il poter scegliere in autonomia le figure di riferimento. È vero che le modalità di consultazione furono approssimative e improvvisate, ma quel gesto assunse un significato che poi si è tradotto in alcune parti della Costituzione italiana. La giunta che prese le redini dal 17 giugno 1944 rappresenta tuttora un esempio encomiabile di dedizione al cittadino».
Perché?
«Perché in un periodo così caotico e difficile, anche se per un periodo brevissimo, i suoi componenti furono capaci di dare una risposta concreta ai problemi e alle esigenze delle famiglie, più o meno numerose: organizzarono un servizio sanitario, uno veterinario, di polizia, di giustizia, di distribuzione degli alimenti... Ovviamente, in tutto questo un ruolo primario lo ha avuto il sindaco Teofilo Fontana».
È un esempio anche per chi fa il sindaco oggi?
«Di Teofilo Fontana ci è stato tramandato il ricordo di una persona seria, onesta e libera, che aveva a cuore la propria popolazione. È chiaro che per chiunque si ritrovi a fare il sindaco a Montefiorino questa figura echeggia nel significato profondo di cosa voglia dire amministrare la cosa pubblica. Non era un uomo di cultura ma d'azione, che riuscì ad aggregare il gruppo di giovani che aprì per primo il fuoco contro i rappresentanti della nazione dell'epoca. In questo ci fu anche temerarietà, senza dubbio. Fu il primo sindaco del dopoguerra, poi quando il Comune passò alla Dc lui, che era di ispirazione socialista e un po' anarchica, si ritirò a vita privata tornando a lavorare la terra senza velleità».
«Personalmente sono sempre rimasto affascinato dalla lettura di quegli atti, che custodiamo gelosamente. Ma che vogliamo al più presto mettere a disposizione del pubblico: saranno resi consultabili nel nuovo centro di documentazione che è in fase di allestimento quale spazio annesso al Museo della Resistenza e alla biblioteca». —
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