«Un dolore infinito, Zainaba non c’è più» In centinaia al funerale della 41enne
Comunità marocchina e cristiana unita per l’addio alla donna morta in A1 mentre portava la sorella e le amiche in aeroporto
«Il dolore non finisce più». Sono le parole ripetute più volte da tante persone, di nazionalità, cultura e religione diversa, nel piazzale delle camere ardenti dell’ospedale di Sassuolo, dove ieri mattina è stato dato l’ultimo saluto a Zainaba El Assaoui, la 41enne marocchina morta insieme a Veronica Fili e Otilia Ceornodolea nel terribile schianto sull’A1 giovedì scorso.
Centinaia e centinaia le persone accorse, primi tra tutti i genitori di Veronica e Otilia. Occhi umidi di pianto quando sono iniziate le orazioni recitate dai tre Imam della zona: Tarek, dell’associazione El Huda, Abdel Jallil di Al Medina e Abdel Rahamen di Maranello. Straziati i familiari di Zainaba, il cui marito, più volte, si è avvicinato alla bara, abbracciandola in ginocchio.
«Questo è un momento doloroso, che spezza tutti quanti - ha detto Tarek, mentre il discorso veniva tradotto anche in italiano - perché la ma morte è imprevedibile. Cambiano i modi con i quali ciascuno di noi abbandona questa vita ma nessuno di noi saprà quando di preciso andrà di la al cospetto del Signore. Carissimi, in questi giorni abbiamo celebrato i funerali di diverse persone che nessuno si aspettava avrebbero abbandonato questo mondo. Però è successo. Per quanto riguarda coloro che sono in vita e che assistono a questo momento, dovranno prenderne atto perché è spetterà a ognuno di noi. Perciò dovrà fare in modo che quando questo arriverà, ci siano persone a pregare per lui come stiamo facendo. Tutti dobbiamo prepararci vivendo la nostra vita al servizio degli altri, nella carità, servendo il prossimo». Commovente la presenza dei genitori di Veronica ed Otilia, come detto, e commoventi gli abbracci finali tra tutti i partecipanti, tra i quali anche alcuni insegnanti dell’istituto Volta dove le ragazze avevano studiato. Tra i presenti anche l’assessore Angela Ruini e don Giovanni Rossi, parroco di San Giorgio. Le parole dell’imam di Al Medina sono state improntate sulla fede e sull’amore per queste persone defunte. «Se noi vogliamo bene alle persone che ci hanno abbandonato - ha detto Abdel Jallil - l’unico sforzo che faremo è quello di essere, per chi crede un bravo fedele, affinché le nostre preghiere vengano esaudite. E così pregando per il defunto possano essere esaudite da Dio. Chi non ha una fede, dovrà cercare di lasciare un’impronta in questo mondo e lasciare un ricordo nei cuori delle persone».
Pur con un numero di intervenuti così alto (e inconsueto, per rosari e cerimonie alle camere ardenti) non è stato messo in difficoltà il traffico quotidiano per raggiungere il Pronto soccorso che si trova dietro alle camere ardenti. Struggente anche la parte finale della cerimonia, prima che la salma partisse per l’aeroporto di Bologna, destinata ad Agadir e poi Tata, con alcune frasi pronunciate dal presidente della comunità islamica di via Cavour, Hicham Ouchim.
«A nome della famiglia El Assaoui ringraziamo tutti i presenti - ha detto - e ringraziamo i famigliari di Otilia e Veronica che sono qui con noi a condividere questo momento di dolore perché anche le loro figlie hanno abbandonato questo mondo. Ringraziamo tutti i colleghi della nostra sorella Zainaba, tutti i suoi amici e tutti coloro che l’hanno conosciuta e anche coloro che non l’hanno conosciuta. Preghiamo Dio che accolga i defunti nella sua misericordia». —
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