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MIRANDOLA 

Golinelli, l’onorevole sul trattore si è preso il raccolto del Centrosinistra

Gianluca Pedrazzi
Golinelli, l’onorevole sul trattore si è preso il raccolto del Centrosinistra

«Ospedale, infrastrutture, e sicurezza i loro autogol». «Una campagna elettorale col super esperto social di Salvini»

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Ha ondeggiato sotto il sole della Bassa per settantaquattro lunghi anni. A ogni elezione, quasi sempre in piena stagione agricola, la stessa storia: i granai del Centrosinistra pieni. No pieni no... strapieni con il 70% delle preferenze. Poi un bel giorno, era il 2008 accade qualcosa: che un ragazzotto di vent’anni che aveva iniziato l’Università e abitava con i suoi alla Falconiera, la corte di caccia dei Pico, che saliva e scendeva dai trattori come una lepre, e la sera andava agli incontri della Lega allora ancora del Senatur, viene eletto in consiglio comunale. Quel giorno l’onorevole col trattore, Guglielmo Golinelli, trentunenne eletto deputato poco più di un anno fa grazie ai “resti” dell’uninominale e della circoscrizione di Ferrara, se lo ricorda bene. «Ero il primo che entrava in consiglio della Lega. Mai accaduto... Sembravo un marziano. Nessuno mi guardava».

In undici anni Golinelli ha imparato l’arte della politica e in un anno, eletto a Montecitorio e diventato segretario della commissione agricoltura della Camera, ha “trebbiato” il raccolto che per settantaquattro lunghi anni, dal dopoguerra alla notte del 9 giugno, finiva nei granai del Pci, poi del Pds, dei Ds-Margherita, dell’Ulivo e infine del Pd.

Dirige le scelte dei candidati nella Bassa e dopo aver contribuito un paio di anni fa alla conquista di Finale, fa il colpaccio. Vince a San Felice (che per la verità se si guarda al passato, un’anima bianca ha sempre avuto con un feudo Dc circondata dal Pci...) e stravince nella terra dei Pico.

Golinelli, merito suo o demerito del Centrosinistra?

«Partiamo dai loro errori. Macroscopici: l’ospedale. Hanno anteposto i sì al partito alle esigenze del territorio, che vale oltre 80mila abitanti ed è la metà del modenese. Poi le infrastrutture: abbiamo detto e lo ripeto sì alla Cispadana. Ma visto che la Regione sbandiera che ha già stanziato 280 milioni per farla, be’ la facciano in un anno... Altrimenti tra un anno meglio realizzare un “bretella” da Mirandola all’A22 a Rolo e le tangenziali di San Prospero e altri paesi. Mettere le mani sulla Canaletto. E fare della Cispadana una superstrada.

Altro errore considerare la gente della Bassa cittadini di serie B rispetto altre parti d’Italia colpite dal terremoto. Da noi tasse sospese poi rateizzate. A l’Aquila sono state tagliate del 40%... Infine, la sicurezza: nessun varco elettronico all’ingresso dei paesi che, deserti per i cantieri del sisma, sono in mano all’immigrazione e non sono sicuri. L’immigrato che con un calcio ha sfondato e aperto il comando della Polizia Municipale dell’Area Nord, che dovrebbe essere il posto simbolo della sicurezza, è stato con l’incendio e i morti, la pietra tombale sui loro errori. Se c’erano indecisi per il voto, be’ sicuramente hanno sterzato dalla nostra parte. Ancora oggi mancano otto vigili al comando dell’Area Nord...».

E lei cosa ci ha messo per essere il vero vincitore?

«Dei candidati credibili. Così come sarà la giunta di Mirandola ormai pronta per l’80%. E aver messo insieme una squadra che per un anno ha puntato solo a vincere con tutti gli strumenti.Battendo il territorio. Le frazioni. Facendo capire che è tempo che la Bassa si faccia sentire. Non abbiamo mai avuto politici a Roma che abbiano portato avanti le istanze del territorio. In un anno, mai che dall’Unione qualcuno mi abbia chiamato... Faccio un esempio: nei prossimi giorni parleremo a Roma della chiesa di San Francesco e del suo recupero. La chiesa fa capo al Fondo Edifici di Culto di proprietà del Ministero dell’Interno e il referente è Candiani. Ma poi il triangolo si completa con Soprintendenza e ministero dei beni Culturali. Insomma, ci sono 3 milioni di euro per il suo recupero fermi per tutti questi passaggi. Andiamo a Roma col Comune e vediamo di bypassare, parlando con Candiani, il suo passaggio. Se l’ex giunta si degnava di chiamarmi io c’ero e si poteva accelerare...».

Ammetterà che i tour di Salvini hanno dato una bella mano...

«Certo. I cittadini quando hanno mai visto un vicepremier, un ministro e il resto dei vertici di un partito sempre nella Bassa e nel modenese... Diciamo che io ho “martellato” bene. E lui ha capito il momento».

È vero che avete fatto una riunione con il responsabile della comunicazione social del partito e di Salvini per pianificare la campagna elettorale?

«Sì è vero. Abbiamo battuto perfino i bar, ma puntato dritto anche su Instagram, che oggi vale molto più di Facebook tra i giovani. Poi certamente Fb e ancora di più What’sapp creando liste broadcast. Non sono chat ma tu invii un solo messaggio e ne contatti 300-400 di utenti... Volevamo far capire che questo era il momento. E occorreva scegliere. Andare a votare.»

Adesso viene il difficile.

«Lo sappiamo, ma siamo pronti. Con la differenza che nell’Unione le tre cittadine più importanti, Mirandola, San Felice e Finale, da sole pesano per oltre la metà del territorio. Ci sediamo tutti e ci confrontiamo serenamente. Per noi l’obiettivo è semplice: far sentire finalmente voce e peso economico della Bassa». —



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