«Nuove frontiere per la diagnosi precoce del melanoma»
Con un risparmio di 200 mila euro per ogni milione di abitanti per anno e la riduzione di oltre il 50% delle asportazioni, l’Università di Modena e Reggio Emilia ha intrapreso uno studio che permette di diagnosticare i melanomi in maniera accurata e non invasiva: «è la prima volta che viene fatto uno studio così preciso e impegnativo come risorse. In questo modo possiamo togliere meno nevi e più melanomi», spiega il prof. Pellacani, a capo del Dipartimento di Unimore.
Le percentuali parlano chiaro: «una percentuale del 96% è altissima in medicina, vuol dire la precisione con cui identifichiamo. La nuova tecnologia è rapida nell’acquisizione, in uno, due minuti si riesce a valutare una lesione a livello istologico», dichiara Pellacani.
Il risparmio nelle asportazioni è del 64%. Negli ultimi anni si è assistito ad un’evoluzione metodologica nella diagnosi dei melanomi, attraverso l’utilizzo di apparecchi accurati che scannerizzano i nevi, permettendone la diagnosi esatta.
«Tra le metodiche più innovative la Microscopia Laser Confocale permette una esatta diagnosi sia di melanoma sia di una eventuale benignità evitando escissioni chirurgiche non necessarie», come spiega l’Università.
Il progetto è finanziato dal Ministero della Salute. Nella ricerca hanno collaborato l’Unimore, l’IRCCS di Reggio Emilia e l’IRST di Mendola. Sono 3.000 i casi presi in esame, divisi in due gruppi: il primo studiato attraverso l’uso della dermoscopia, il secondo anche con l’utilizzo di Microscopia Laser Confocale. I risultati hanno mostrato che senza l’utilizzo di confocale i nevi benigni asportati per trovare un melanoma sono stati tre, con confocale 1,4. La ricerca dimostra «un più alto livello di accuratezza della RCM (6%) rispetto alla Dermoscopia (90%)», come spiega l’Università. —
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