Braccianti pagati 5 euro all’ora nei guai Job Service
La coop che impiega lavoratori stranieri è sotto inchiesta a Ostiglia. I Cc hanno sorpreso 60 operai nei campi. In carcere un italiano e tre pakistani
SAVIGNANO Una sessantina di braccianti trattati come schiavi: cinque euro all’ora per giornate di lavoro che andavano dall’alba al tramonto, nessun dispositivo di sicurezza e niente visita medica preventiva.
L’ultimo blitz della task force dei carabinieri contro il lavoro nero e il fenomeno del caporalato è stato portato a termine a Ostiglia, in provincia di Mantova. Al centro dell’inchiesta dei carabinieri una cooperativa modenese, la Job Service di Savignano, ultimo anello produttivo per i lavori sui campi e che impiega solo operai stranieri.
Tutto si è concluso con cinque arresti: in carcere sono finiti tre immigrati pakistani e un marocchino accusati di essere i caporali, cioè di gestire i braccianti, e il proprietario del fondo agricolo e committente del lavoro, un 72enne del luogo. Carabinieri e procura non hanno rivelato i nomi delle persone arrestate.
Il blitz è scattato venerdì mattina di buon’ora. I carabinieri, intervenuti con gli specialisti del nucleo ispettorato del lavoro, e gli ispettori dell’Inps e dell’Inail, hanno eseguito il controllo nei campi al confine con il Veneto dove in questa stagione si coltiva radicchio rosso.
L’azienda agricola, la Geo srl con sede legale a Legnago, si avvale per l’appunto della coop cooperativa Job Service srl. Sono 56 gli operai agricoli trovati al lavoro dai Cc che hanno controllato la loro posizione retributiva e assicurativa. Tutti i lavoratori sono risultati in regola con il permesso di soggiorno.
Nel corso della stessa attività di controllo, che ha determinato la sospensione dell’attività dell’azienda agricola, sono stati anche sottoposti a sequestro i tre furgoni che venivano utilizzati per il trasporto dei braccianti. Inoltre la task force ha elevato contravvenzioni amministrative per una cifra che sfiora i 49mila euro. —
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