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Caseificio Nuova Sega l’amianto sarà rimosso

S.C.
Caseificio Nuova Sega l’amianto sarà rimosso

Rinascita Locale spinge il Comune a intervenire Saranno rimossi 3400 metri di coperture frantumate 

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SAN CESARIO Una distesa di coperture in cemento amianto, pari a più di un terzo di un campo di calcio, verranno rimossi tra un mese dall’ex caseificio Nuova Sega, abbandonato dal 2003.

L’operazione, annunciata con orgoglio dal consigliere Mirco Zanoli di Rinascita Locale, arriva dopo un lungo braccio di ferro con la passata giunta e i tecnici comunali che ha portato a un’istruttoria in cui è stata chiesta la mappatura dell’ex azienda zootecnica. Quei tetti con le onduline in eternit sono visibili a chiunque, quando passa di fianco alle stalle abbandonate.

«Negli ultimi tre anni - spiega Zanoli - abbiamo aperto una discussione pubblica sulle emergenze ambientali di S.Cesario, dalle cave agli ecomostri, dai tetti all’amianto alle polveri vetro e ai miasmi di lavorazioni malsane. Un materiale questo che per legge non è più commercializzato dal 1995 ma che oggi ha un costo per tutti coloro che volessero toglierlo da abitazioni e aziende. La via più sbrigativa per tanti dunque è quella di far finta di niente, di dimenticarsi del problema».

Militanti e sostenitori di Rinascita però hanno cominciato a martellare Arpa, Ausl e Comune a partire dalla falegnameria Parmeggiani, al centro del paese, una sede dismessa pure quella da anni e in parte coperta da un’edera.

Sistemata al centro del paese, in quella che nel dopoguerra era la prima periferia dell’abitato, sorge a fianco una scuola materna. In breve: la mobilitazione popolare in paese ha creato le condizioni tali da spingere i proprietari, che aspettavano probabilmente l’opportunità di un recupero edilizio, a intervenire per rimuovere il tetto in cemento-amianto.

«In quel caso abbiamo eliminato 700 metri - rincara la dose Zanoli - questa volta dicono che ne toglieranno altri 3.400. In totale 4.100 metri di materiale ad alta pericolosità, uno dei più grossi interventi in tempi così brevi per Modena e provincia. Speriamo che la nuova amministrazione possa mettere a regime un piano serio di controlli, stilare una mappa delle coperture in amianto, e avere garanzie sia sulle modalità di smantellamento che sulla destinazione finale del materiale. Non punto il dito contro nessuno, ovvio. Però troppe volte le microditte che vengono coinvolte nello smaltimento finiscono per far sparire il materiale che hanno tolto. Ecco, a noi piacerebbe sapere dove finiscono le coperture tolte agli edifici di S.Cesario per non ritrovarci i rottami da un’altra parte. È possibile creare uno sportello informativo in Comune? Dove i cittadini possano avere informazioni dettagliate? Oggi infatti è il mercato selvaggio: una perizia, un preventivo e si procede. Ma se è un’esigenza che riguarda i cittadini, perchè non si danno soluzioni pubbliche? Propongo una lista di ditte accreditate e prezzi prefissati, con controlli pubblici sulla destinazione finale». —

S.C.



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