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Ulisse, il giornale del carcere per combattere i pregiudizi

Gabriele Farina
Ulisse, il giornale del carcere per combattere i pregiudizi

È nata la testata che viene gestita dai detenuti e dal Gruppo Città Modena «Così cerchiamo di dare un senso alla reclusione, alla pena e alla giustizia»

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«Demolire il pregiudizio» con carta e penna, testa e cuore. È la missione che unisce i redattori di Ulisse, il giornale del carcere. Gli autori vogliono «dare un senso alla reclusione, alla pena, alla giustizia», come scrivono nel numero di maggio. L’eroe omerico li accomuna per la sezione in cui condividono la quotidianità. Tuttavia, è anche l’ispirazione per l’ambito ritorno a casa, alla famiglia, alla libertà. «Ulisse è l’eroe che affronta il viaggio di ritorno», il messaggio nella copertina. «Il carcere è come l’inferno e dall’inferno si ritorna», si legge a pagina 8. Il ritorno è spesso preceduto da momenti di breve ricongiungimento con le famiglie: i colloqui. I redattori hanno deciso di dedicare il numero di maggio alla «bombola d’ossigeno che ti dà la forza per poter affrontare la detenzione». Le riflessioni sono diverse. «Il mio piccolo amore non l’ho visto nascere – riporta una testimonianza – L’ho visto una volta da quando è nato. Sta crescendo mentre io sono in carcere, vorrei tanto vederlo crescere davanti ai miei occhi». Più volte ritorna il cuore per affrontare scelte delicate. «Devo dire ai miei figli che sono qui? E come glielo dico?», una riflessione dal titolo “Missione impossibile”. Le linee che cancellano “im” indicano che la risposta è sì perché «la verità ha una forza positiva incredibile». Una forza positiva ritrova nei redattori il direttore editoriale della testata: Pier Giorgio Vincenzi. Fa parte dell’associazione Gruppo Carcere Città Modena, che ha contribuito alla nascita del giornale e di altri progetti. «Il giornale è importante per i detenuti perché hanno bisogno di confrontarsi con alcuni temi importanti – ha spiegato Vincenzi – e noi diamo loro l’occasione di farlo».

Le riunioni si tengono normalmente al lunedì e al mercoledì. Durano circa novanta minuti e permettono ai redattori di trovare un tema condiviso da trattare. I contributi giungono prevalentemente dalla sezione Ulisse, ma non mancano le riflessioni di altre sezioni e di collaboratori.

Una volta in stampa, il giornale è pubblicato sul sito www.buonacondotta.it e distribuito all’interno del carcere. «Ne stampiamo un centinaio di copie – ha aggiunto Vincenzi-– e poi gira per tutte le sezioni. Lo leggono anche il personale di custodia e anche quello di direzione». Il progetto ha avuto nuova linfa con la registrazione al Tribunale del 15 gennaio scorso. L’artefice è la giornalista modenese Giulia Bondi. «Partecipare è molto istruttivo per me – ha garantito Bondi – perché il carcere è un mondo di grandi contraddizioni, che si conosce relativamente poco. È molto istruttivo vedere la realtà con gli occhi dei detenuti».

Oltre alla lotta al pregiudizio, Bondi identifica nel progetto la «finalità costituzionale del carcere: la rieducazione». —



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