Gazzetta di Modena

Modena

l’elezione in consiglio comunale 

Caso Parisi, nuove accuse: chiamate ai proprietari di case

Luca Gardinale

Dopo gli sms del Caf anche quelli di Domus Gest sono stati contattati a fini elettorali. La consigliera coinvolta: «Sms? Io non ne sapevo nulla»

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Per qualcuno sono stati messaggi, per qualcun altro telefonate. La questione, però, non si è limitata ai clienti del Caf, ma si è “allargata” anche ai proprietari di appartamenti amministrati da Domus Gest. Al centro c’è ancora la querelle relativa a Katia Parisi, la consigliera comunale eletta per Modena Solidale e finita al centro della polemica sms: nel giorno delle amministrative, infatti, centinaia di clienti del Caf Italia, di cui Parisi è direttrice – anche se la diretta interessata ha fatto sapere di aver lasciato l’incarico da tempo – hanno ricevuto un messaggio che li invitava a «sostenere la nostra responsabile candidata per il Consiglio comunale».

Una violazione della privacy che ha fatto arrabbiare diversi clienti del Centro di assistenza fiscale, ma anche i Caf dei sindacati confederali, che hanno sottolineato «l’inopportunità di etica professionale e l’irregolarità rispetto a questo utilizzo scorretto dei dati degli utenti».

Ma sms e chiamate non hanno raggiunto solo i clienti del Caf di via Pelusia: alcuni cittadini fanno infatti sapere di essere stati contattati per la stessa finalità da Domus Gest, la società di amministrazione immobiliare di cui Katia Parisi è amministratore unico. «Pochi giorni prima del voto – spiega un modenese proprietario di un appartamento amministrato da Domus Gest – sono stato contattato da un dipendente della società, che mi ha chiesto se avessi ricevuto il volantino elettorale che annunciava la candidatura. Sul momento non ho dato troppo peso alla chiamata – fa notare il proprietario dell’appartamento – ma poi ho provato un certo fastidio, perché l’amministratore di condominio viene pagato per gestire l’immobile, non certo per utilizzare i dati dei clienti per fare campagna elettorale».

Tornando agli sms, nei giorni scorsi la diretta interessata ha parlato di «polemica basata sul nulla – ha spiegato Katia Parisi – perché io non sono la responsabile del Caf Italia e di quegli sms non sapevo nulla. È stata la Fna – la Federazione nazionale dell’agricoltura, proprietaria al 100% del Caf, ndr – a mandare i messaggi. Nel frattempo, ad attaccare è il Movimento 5 Stelle, che chiede «al sindaco Muzzarelli di prendere provvedimenti: nel discorso di insediamento del nuovo Consiglio – spiega il gruppo M5S – il sindaco ha detto che sarà un papà intransigente e duro, per primo con i “suoi”. A parte la durezza, se essere intransigenti è giusto, non capiamo perché la consigliera Parisi di Modena Solidale, che fa parte dei soggetti sostenitori di Muzzarelli, sia stata eletta dalla maggioranza membro (seppur supplente) della Commissione elettorale. Parisi è infatti coinvolta nella vicenda del Caf, e anche se oggi sostiene di non esserne più responsabile, ma sul sito di Modena Solidale si definisce “direttrice provinciale di un ente di patronato”, e sul sito del Comune si specifica che si tratta di Epas, che ha sede allo stesso indirizzo e ha lo stesso numero di telefono del “famigerato” Caf. Fermo restando che auspichiamo che chi di dovere effettui indagini – chiude il gruppo M5S – troviamo necessario che Parisi si faccia da parte, coerentemente con il rigore invocato dal sindaco». –

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