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Gestione dello stadio Roccaforti chiesti al Comune 500mila euro

Daniele Montanari
Gestione dello stadio Roccaforti chiesti al Comune 500mila euro

Nel 2012 Marco Cornia si vide tolto l’utilizzo dell’impianto con un colpo di mano Nuovo processo, imputato Bernabei (Serra Patrimonio): chiuse gli accessi

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A otto anni dall'esplosione del caso, non è ancora finita la turbinosa vicenda giudiziaria che ha coinvolto lo stadio Roccaforti.

Dopo la chiusura nel gennaio 2018 del processo Teseo con pesanti condanne si è aperto un altro fronte minore che alimenta incognite. È relativo alla revoca della gestione di tutto il polo sportivo, con campo in erba e sintetico allora nuovissimo, a Marco Cornia, presidente dell'Asd FC Serramazzoni, titolare dell'intervento di restyling dell'area da 1,2 milioni, per cui aveva fatto un mutuo trentennale. A seguito della risoluzione contrattuale sancita dalla giunta Ralenti con atto d'indirizzo del 19 aprile 2012, poi ufficializzato l'8 giugno, il 5 dicembre 2012 la Serramazzoni Patrimonio che aveva in carico la struttura dispose la sostituzione delle serrature di accesso ai locali dell'impianto e dei lucchetti perimetrali.

Fatto per cui Cornia denunciò l'allora presidente della Patrimonio Roberto Bernabei, finito a processo con l'accusa di violenza sulle cose, per questo episodio.

Chiamato a deporre dal Pm Lucia De Santis, ieri Cornia ha ripercorso tutta la vicenda puntando il dito contro l'azione di forza del Comune. «Nessuno della dirigenza societaria sapeva che stavano cambiando i lucchetti – ha detto – È stato un atto inaccettabile, alla luce anche di tutti gli interventi e investimenti che la società aveva fatto sull'area dal 2007». Un atto considerato anche in conflitto con quanto stabilito il 10 ottobre 2012, e quindi in precedenza, dall'Autorità di Vigilanza sui contratti pubblici, che aveva ritenuto non idonea la classificazione del contratto di gestione, aprendo la strada a un possibile reintegro in gestione di Cornia, poi mai avvenuto.

La sostituzione delle serrature fu l'estromissione totale. In caso di sentenza favorevole sull'episodio, Cornia essendosi costituito parte civile chiederà anche i danni al Comune. Altri ne ha chiesti, per circa 480 mila euro, appellandosi contro la revoca in sé della gestione: dopo un primo lodo arbitrale a lui sfavorevole, la nuova decisione è attesa per il 2020.

Se fosse a suo vantaggio, oltre ai soldi Cornia otterrebbe il reintegro nella gestione di un polo sportivo destinato ad essere dimezzato dalla decisione attuale del Comune di costruire le nuove scuole nel campo in erba.

«Anzichè gestore di impianti diverrò preside delle scuole – ha scherzato su all'uscita – Battute a parte davvero non comprendo come si possa costruire su un'area che, se valorizzata, diventerebbe un polo sportivo di grande attrazione per le società calcistiche. Era il mio sogno: oggi nessuno sembra più percepire queste potenzialità, ed è una cosa che fa male al cuore. Ma anche al portafogli: in questi anni il Comune ha speso sullo stadio (tra avvocati, primo lodo, mutuo) più di 500mila euro. Con che prospettiva se ora si dimezza l'area?». —



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