Riccardo, da Formigine in ogni angolo del mondo
Il ventinovenne ha lasciato il posto di lavoro per realizzare il suo grande sogno «Voglio conoscere nuove culture. Per le visite mi affido a gente del luogo»
Ventinove anni, un sogno nel cassetto e il coraggio – ma anche un pizzico di follia – per realizzarlo. Riccardo Mingarelli, formiginese doc, un anno e mezzo fa ha deciso di lasciare tutto e lanciarsi a capofitto in un’impresa che, probabilmente, è il sogno proibito di molti: compiere il giro del mondo.
«Già qualche anno fa - racconta - dopo varie esperienze all’estero, ho iniziato a sentire Modena e Formigine come posti troppo piccoli per me. Quindi sono andato a Milano, dove ho trovato lavoro come commerciale presso un’azienda giapponese». Una nuova casa dunque, un lavoro fisso da tre anni, eppure Riccardo, ad un certo punto, inizia a sentire un nuovo bisogno: «Ero innamorato della mia vita in quel momento, avevo un lavoro che mi soddisfaceva, colleghi e amici fantastici. Ad un tratto, però, mi è venuta voglia di scoprire il mondo fuori dall’Europa». E così Riccardo ha iniziato a pensare a quel suo sogno, e un giorno, dopo aver trascorso una serata al solito bar con gli amici, tornato a casa ha posto una domanda a Google: «Quanto costa fare il giro del mondo?». Poi tutto è avvenuto in modo molto rapido: a novembre 2017 ha lasciato il lavoro e, a gennaio, è partito.
Prima tappa: Ushuaia, la città più a sud del sud America, meglio conosciuta come “la città della fine del mondo”. Progetto iniziale del ragazzo formiginese era quello di compiere il giro del mondo in un anno; progetto che, una volta resosi conto della bellezza dei luoghi che apparivano davanti ai suoi occhi, si è modificato, e così il soggiorno nel solo Sud America si è prolungato per ben 15 mesi. Innumerevoli le tappe: Argentina, Uruguay, Brasile, Cuba, Colombia, Ecuador, Perù, Bolivia, Cile. Adesso il giovane avventuriero si trova in Australia, dove punta a trascorrere un periodo relativamente lungo, viaggiando e lavorando.
Il Sud America, però, lo porta nel cuore: «Ho conosciuto moltissime persone e, grazie anche al loro aiuto, ho deciso di non visitare esclusivamente i soliti posti da cartolina. Grazie al contatto con i locali ho avuto l’occasione di visitare i luoghi più sconosciuti al normale turista; le persone del luogo mi hanno anche aiutato spesso, ospitandomi nelle loro case». Ma non è tutto oro quel che luccica: «Ho avuto anche delle disavventure. Ho perso lo zaino mentre mi stavo recando all’Isola di Pasqua e, per fortuna, l’ho poi ritrovato dopo qualche giorno in aeroporto. Mi hanno derubato del cellulare in Bolivia, causandomi non pochi problemi. Secondo me viaggiare per un periodo così lungo è come la vita, non è tutto rose e fiori, ci sono anche i momenti di sconforto in cui vorresti mollare tutto».
Momenti di sconforto che Riccardo supera anche grazie ai suoi sostenitori che, sulla pagina Facebook da lui creata “One Year Backpacker – Un anno in giro per il mondo”, in cui racconta come in un diario la sua esperienza, lo incitano a proseguire: «L’idea della pagina – aggiunge – è nata anche per aggiornare amici e familiari sui miei spostamenti». In questo anno e mezzo, tanti gli scenari che lo hanno colpito: su tutti, il deserto Lençóis Maranhenses, nel nordest del Brasile, e l’alba sulla montagna rossa Fitz Roy, in Patagonia. E la prossima tappa? «Nuova Zelanda – conclude – poi, chissà». —
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