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L’INTERVISTA 

«Progetto ex Civ & Civ meglio accantonarlo Albinelli? non esageri»

Luca Gardinale
«Progetto ex Civ & Civ meglio accantonarlo Albinelli? non esageri»

Fulgenzio Brevini lascia Confesercenti e va in pensione Ecco la sua analisi su pregi e difetti del commercio a Modena 

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In questi 38 anni ha seguito un po’ tutti i settori, iniziando come contabile a Sassuolo e chiudendo come coordinatore sindacale a Modena. Fulgenzio Brevini è senza dubbio un “pezzo” importante di Confesercenti, una delle principali associazioni imprenditoriali modenesi. Un “pezzo” che ha però deciso di farsi da parte, anticipando la pensione e lasciando i suoi incarichi dalla fine del mese: le sue deleghe saranno suddivise tra Daniele Cavazza, che seguirà la città, e Marco Poggi, per i centri di vicinato.

Brevini, faccia un bilancio di questi 38 anni.

«È stato un periodo che ha portato alcuni importanti risultati: penso a quelli che abbiamo portato a casa tra la fine degli anni ’90 e i primi 2000, quando Ennio Cottafavi era assessore al Commercio. Sono gli anni in cui, anche grazie al nostro impegno e alle nostre risorse, sono nati i consorzi dei venditori ambulanti, da quello del mercato Albinelli a quello del mercato del lunedì, passando per la fiera antiquaria: un modo per riorganizzarsi ed essere più forti e competitivi, uscendo dall’ottica corporativa».

Quelli sono stati anni di grandi cambiamenti…

«Sì, perché sono nati i centri commerciali, che hanno portato a una grande scrematura delle attività commerciali. Un tema oggi strettamente attuale, perché una delle sfide principali per il commercio è proprio quella di trovare l’equilibrio tra il commercio di prossimità e le grandi catene. E soprattutto nella fase di deregolamentazione totale che stiamo vivendo, la volontà politica è fondamentale: negli anni passati, a nostro avviso, a Modena c’è stata un’eccessiva apertura culturale alla grande distribuzione».

Grande distribuzione che però sta facendo alcuni importanti cambiamenti, come dimostra la nuova Coop di prossimità in viale Trento e Trieste.

«È vero: anche la grande distribuzione sta recuperando la sua funzione di prossimità, anche se gli sforzi oggi devono andare nella direzione dei centri di vicinato, da tempo in difficoltà. Oggi il Comune ha un progetto importante, che però non deve trasformarsi in un’arma di distrazione di massa: gli assessori di competenza hanno in mano una serie di richieste piuttosto semplici, che vanno dalle esigenze di riqualificazione delle strutture alla necessità di avere nuovi parcheggi, ed è da qui che bisogna partire per recuperare e valorizzare i centri di vicinato. Se questo non succederà, il rischio è che la frattura tra nuove strutture e centri già esistenti si allarghi, con la perdita di tanti posti di lavoro e con la coesione sociale della città che entra in crisi».

Come vede il progetto di riqualificazione dell’ex Civ & Civ, il “Fico modenese”? «Trovo impensabile che oggi si punti a realizzare un progetto del genere, con l’obiettivo di portare a Modena sei o sette milioni di persone all’anno e facendo arrivare in città persone da fuori regione: ma se Fico, che è a Bologna ed è nato con grandi investimenti e con una grande risonanza mediatica, ha un “giro” ben al di sotto delle attese, come possiamo pensare che a Modena vada diversamente?».

Come stanno oggi le associazioni di categoria?

«Il mondo associativo deve riprendere una funzione pregnante: oggi è in crisi la politica, ma lo sono anche i corpi intermedi, e quindi le associazioni, che spesso si appiattiscono su questioni tecniche, rischiando di diventare grandi associazioni professionali e perdendo la funzione di rappresentanza delle imprese. Pensando a Modena, è importante che Rete imprese funzioni bene, perché oggi le divisioni tra associazioni non hanno più senso: anzi, sarebbe auspicabile avere un unico soggetto che si occupa di piccole e medie imprese».

Tornando al commercio, uno dei problemi principali riguarda il centro storico: i turisti ci sono, ma i negozi continuano a chiudere…

«Una delle prime cose da fare è rafforzare Modenamoremio, che deve diventare davvero il soggetto di promozione di tutto il centro, mentre oggi la promozione è parcellizzata: il cuore della città, insomma, andrebbe sostenuto da una voce sola. L’altra questione è il mercato Albinelli, perché è giusto aprirsi alle novità, ma senza voler scimmiottare altre esperienze europee. Bene i locali per le degustazioni, insomma, ma senza rischiare di far saltare l’equilibrio di un mercato che deve restare… mercato. E poi c’è la questione orari, con la proposta di prolungamento pomeridiano ferma da anni: credo che il Comune dovrebbe muoversi in maniera un po’ più decisa. Infine, la pedonalizzazione, un processo che non può più essere rimandato: il piano della mobilità lo prevede, ma ora si tratta di dare concretezza al progetto». —

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