Taurasi, il camminatore Sul Cimone in tre giorni e dopo 155mila passi
Ha percorso un lungo cammino, misurato “a passi e non a chilometri” per rendere la dimensione di questa attraversata ancor più esistenziale, umana, emotiva e meno matematica. E ha tagliato il traguardo nonostante la giornata di sabato, per la provincia di Modena, sia stata terribile dal punto di vista meteorologico, perché ciò che conta sempre è il viaggio. Non la meta.
Giovanni Taurasi, scrittore, storico, già presidente del Consiglio comunale di Carpi, ha deciso di intraprendere in tre giorni un viaggio che lo ha portato dalla sua abitazione, vicino al centro della Corte dei Pio, fino a toccare quasi la vetta del Monte Cimone, a piedi. Un’avventura scandita da tante tappe che lo hanno portato a osservare le città che si svegliavano e ad ammirare angoli di pianura e Appennino inediti agli occhi di chi, solitamente, si sposta in auto.
«Ho percorso quasi 155mila passi per circa 120 chilometri - racconta Taurasi, aiutato in quest’avventura dalla passione per il podismo nelle campagne di Santa Croce - Ho deciso di camminare nonostante il tempo contingentato rispetto al percorso, che richiede solitamente cinque giorni e che io, invece, ho affrontato in tre. Ho potuto guardare con occhi diversi e con uno stato d’animo rigenerato dal percorrere i passi le città che, man mano, si mettevano in moto. Il mercato di Carpi con i banchi appena posizionati all’alba di giovedì, i parcheggi dei centri commerciali che si riempivano. E, procedendo, ho visto angoli tra la pianura e l’Appennino popolati e tenuti vivi da anziani o da chi, comunque, ha scelto di trascorrere la propria vita lì, mantenendo in piedi piccoli scorci di paesi».
Taurasi ha raggiunto Campogalliano, il Secchia a Ponte Barchetta, Modena, con una tappa al Duomo, e poi via per Castelnuovo, Vignola, Marano con il suo parco fluviale e, al termine del secondo giorno di cammino, Sestola, dov’è stato raggiunto da due amici che lo hanno accompagnato nelle ultime fatiche fino a quasi il Cimone per poi ritornare tutti insieme in pianura.
Sabato pomeriggio Taurasi e gli amici sono stati colti dalla tempesta poco prima del Monte Cimone. «Era lì. Ci saranno stati 200 metri di dislivello. Il tempo è peggiorato. E in cima, se arriva il temporale, i rischi con i fulmini sono enormi. Alla fine ha prevalso la prudenza. Qualcuno forse penserà: ma come, dopo circa 155mila passi, 120 chilometri, ti fermi a un passo traguardo? L’insegnamento è proprio questo: non può essere più importante il poco che manca, rispetto al tanto che è stato. In fondo, ciò che conta non è la meta, ma il viaggio». —
S.A.
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