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«La Valle dell’Idrogeno vale decine di milioni»

Giovanni Balugani
«La Valle dell’Idrogeno vale decine di milioni»

Brighenti, presidente di Aess: «Ci sono in ballo finanziamenti europei giganteschi. È una nuova visione della società»

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Benedetta Brighenti è la presidente dell’Agenzia per l’Energia e lo Sviluppo Sostenibile (Aess) e ieri sera è rientrata in città dopo alcuni giorni trascorsi a Bruxelles. Tra i tanti impegni, con l’Europa si è parlato della Valle dell’Idrogeno e della candidatura della provincia di Modena per un piano che potrà portare un finanziamento dall’Unione di decine di milioni di euro per lo sviluppo di progetti pubblici e privati legati all’idrogeno.

Qual è il ruolo di Aess?

«Il percorso nasce da lontano, con il coinvolgimento della Regione, dell’Università di Modena e Reggio oltre ovviamente al Comune di Spilamberto che è stato ispiratore del prospetto. Ci siamo accorti, dopo essere stati interpellati, della presenza di una pluralità di voci, pubbliche e private, che lavoravano in maniera disgiunta: quindi abbiamo assunto il ruolo di “facilitatori”, siamo diventati il trait d’union tra tutti i soggetti coinvolti. Abbiamo accolto la richiesta di diventare il veicolo per convogliare in un’unica direzione la ricchezza di progetti presentati. Perché forse adesso è difficile da intuire, ma una Valle dell’Idrogeno ha i risvolti più variegati».

Ad esempio?

«Il masterplan può essere interpretato dagli imprenditori o dalle pubbliche amministrazioni per realizzare singoli progetti europei, diciamo tante idee pilota. Da un lato ci può essere un colosso come Autostrade del Brennero, ma anche il piccolo titolare di un distributore che vuole assolutamente acquistare l’idrogeno e dimostrare di essere all’avanguardia. Una pluralità multilivello che fiorisce in un unico disegno».

Ma in concreto che cos’è la Valle dell’Idrogeno?

«È un sistema a idrogeno che permette la vita di una società. L’idrogeno può consentire di spostarsi e di creare energia. E quando parlo di mezzi di trasporto si intende mezzi pubblici (autobus o taxi), ma anche auto private e per questo c’è il coinvolgimento di case automobilistiche prestigiose come Hyundai e Toyota. L’idrogeno può essere la fonte di alimentazione per i camion della raccolta rifiuti. Lo si può utilizzare in impianti di rifornimento di rete per poter creare una nuova forma energetica. Sarebbe un modo per abbattere gli inquinanti, ma anche per creare posti di lavoro. La “Valle” è dunque un ecosistema che si basa anche - e sottolineo anche - su un nuovo principio di energia, un sistema che coinvolge ogni singolo cittadino perché tutti noi abbiamo un’auto o accendiamo la lampadina nella nostra abitazione. E soprattutto è una visione che chiude un circolo virtuoso a impatto zero sull’ambiente. L’idrogeno, dunque, è un qualcosa che copre tutti i segmenti della vita di un ecosistema sociale perché ha applicazioni multiple».

I primi incontri con l’Europa sono stati positivi?

«Sì ed è stato importante avere al nostro fianco Gian Domenico Tomei, rappresentante di un territorio come la Provincia che ora si trova a correre per un progetto tra i più alti d’Europa: siamo tra le quattro regioni coinvolte, questo per rendere l’idea di quanto il percorso iniziato sia difficile. Anche per questo il ruolo della Regione è fondamentale. Detto ciò, in sostanza nei giorni scorsi abbiamo chiuso la prima fase, quella S3. Ora però dobbiamo correre, l’Europa vuole vedere dei progetti concreti, siano essi pubblici o privati, all’inizio del 2020».

Da un punto di vista finanziario esistono fondi a cui attingere?

«L’S3 è un primo asse, mentre la candidatura alla Valle dell’Idrogeno è un secondo obiettivo che porta giganteschi finanziamenti, siamo nell’ordine delle decine di milioni di euro. È un percorso, che abbiamo deciso di intraprendere insieme a Regione e Provincia ed è qualcosa che ha un profondo valore di lungimiranza politica in campo ambientale ed energetico: il tempo, sotto questo aspetto, stringe e non possiamo più aspettare». —



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