Eredita dal padre il giro dello spaccio Operazione dei carabinieri: sette arresti
Fermato anche un operatore ecologico 33enne che consegnava cocaina ai clienti con il camioncino di servizio
FINALE. Tutto è nato dall’intuito dei carabinieri di Finale, che dopo aver arrestato il 55enne El Mostafa Jarmouni per le violenze contro la compagna - si ricorderà che le frantumò sul viso un posacenere - scelsero di approfondire la vita dell’uomo, che in quel frangente gestiva i laghetti di Massa. E gli investigatori scoprirono come il marocchino avesse anche un considerevole giro di spaccio. Ma l’indagine non si fermò alla prima apparenza e così, coordinati dal pubblico ministero Giuseppe Amara, i militari hanno iniziato a tessere la tela, a cercare riscontri e prove di come esistesse un’organizzazione dedita alla vendita di cocaina e in quantità inferiori anche di Lsd, ecstasy e medicinali. Un anno di appostamenti, riscontri telefonici e sequestri di piccole dosi: ecco gli ingredienti che hanno portato ai sette arresti avvenuti all’alba tra Finale, Casumaro, Ferrara e Carbonara di Po.
In carcere sono finiti Jarmouni, la figlia 25enne Sara, un netturbino 34enne italiano (G.B. le sue iniziali, residente a Finale) e due grossisti: il mantovano marocchino 37enne M.L. e il nigeriano di Ferrara, 25 anni, J.E. Ai domiciliari vanno invece due uomini di Casumaro: il 37enne T.A. e il 36enne A.F., che venivano riforniti della cocaina dall’operatore ecologico per poi piazzarla sul mercato al dettaglio.
Da un punto di vista investigativo è particolarmente rilevante la figura della figlia. I carabinieri di Finale e della Compagnia di Carpi hanno infatti rilevato come avesse ereditato l’attività di spaccio del padre, allargandola a nuovi clienti. Era lei che riceveva la merce dal marocchino di Carbonara Po e poi, con altri pusher, si ritrovava ai laghetti di Massa per gestire l’attività di smistamento. Stando alle indagini c’erano tre modalità di cessione: la droga - ne sono stati sequestrati diversi etti nel corso dell’indagine - venivano consegnati o nella cassetta della posta oppure sui davanzali dei clienti, che l’indomani (con le medesime modalità) consegnavano il denaro). Talvolta era la stessa figlia a tenere i rapporti con i fruitori più assidui e importanti. Ci sono stati anche momenti critici nei rapporti tra pusher e clientela tant’è vero che Jarmouni, in almeno due casi, ha usato le minacce e le maniere forti e per questo è ora indagato anche per estorsione.
Tutta diversa era l’attività dell’operatore ecologico, dipendente di una cooperativa che fa recupero di rifiuti nel finalese. Lui si riforniva a Ferrara da un nigeriano, ma sono registrati contatti con la 25enne magrebina di Massa quando qualcuno rimaneva senza stupefacente, e affidava la cocaina ai due amici oppure la consegnava con il camioncino di servizio durante l’orario lavorativo.
Nelle perquisizioni di ieri mattina, scattate alle 5, e nella contestuale notifica dell’ordinanza di arresto, sono stati impegnati una ventina di carabinieri. Non risulta essere stata trovata cocaina nelle varie abitazioni ma diverso materiale probatorio: dal mammitolo, sostanza utilizzata per tagliare la cocaina e ridurre la qualità, a migliaia di bustine di plastica per la vendita al dettaglio fino ai bilancini di precisione che venivano utilizzati per il peso dello stupefacente.
«Ancora una volta - ha detto il capitano dei carabinieri della compagnia di Carpi, Alessandro Iacovelli - l’Arma ha dimostrato di conoscere il territorio e andare oltre alle prime risultanze investigative. Riteniamo di aver smantellato un’organizzazione autonoma, che aveva numerosi clienti tra la Bassa, la zona di Cento con ramificazioni fino a San Pietro in Casale». —
F.D.
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