I carpigiani difendono il vescovo Cavina «È stato un complotto»
La famiglia Solieri: «Persone che hanno fatto del bene sono state tagliate fuori» I detrattori: «La politica è entrata nella chiesa. Vogliamo maggiore trasparenza»
La città si è risvegliata addolorata e incredula all’indomani delle dimissioni di monsignor Francesco Cavina, presentate al Papa nel corso di un incontro il 18 maggio scorso e accettate dal Pontefice. Ma c’è anche chi si rallegra. L’ormai ex vescovo divide gli animi tra chi ne sostiene le scelte e ne elogia lo spirito volitivo nel guidare la ricostruzione, e chi invece lo ritiene algido e distante.
«Provo un grande dispiacere per quello che sta succedendo - racconta Luciana Bertani, titolare dell’edicola vicina al Duomo - non solo per le dimissioni, ma per tutto quanto sta accadendo a Carpi. Ho sentito critiche feroci e irripetibili da gente che magari non lo conosce neanche. Ha un aspetto algido, ma di certo poteva fare ancora molto per la nostra città. Non mi è piaciuto nemmeno il commento tiepido del sindaco». Una fedele di Correggio entra in Duomo per dire una preghiera per Cavina. «Don Erio arriverà domani (oggi per chi legge, ndr) e sistemerà tutto, ma prego per il vescovo Francesco, perché trovi la pace dopo tutte le cattiverie contro di lui».
Andrea, Marco e Neris Solieri, alla guida del negozio d’abbigliamento Sir Andrew’s in piazza Martiri, non hanno dubbi. «Siamo profondamente dispiaciuti - dicono i tre - Dispiace perché tutto quanto è stato fatto di buono a Carpi dal 2012 grazie a persone che sono state costrette ad allontanarsi rischia di sparire. Il vescovo è rispettabilissimo. Carpi soffrirà per la sua partenza. Nel dopo terremoto ha fatto del bene a largo raggio. Poi, chi fa può sbagliare, ma chi non fa non rischia mai. Ora si va verso l’unificazione delle diocesi di Carpi e Modena. Il messaggio è: non meritiamo neanche un vescovo...».
Tra gli avventori del bar Dorando si registra una certa antipatia, invece, nei confronti di Cavina. «Gli unici veri vescovi di Carpi sono stati Federico Della Zuanna ed Elio Tinti - evidenzia un cliente - Cavina è troppo chic, mentre la diocesi di Carpi è campagnola. Ha bisogno di qualcuno ruspante alla guida. Tinti si fermava in mezzo alla gente e sorrideva quando ti incontrava per la strada». È legato a doppio filo al monsignore, invece, Luca Semellini, orafo con negozio in centro storico e nipote di Odoardo Focherini. «Questo vescovo ha portato a termine la beatificazione di Odoardo - racconta Semellini - A me spiace per com’è stato trattato. Bisogna capire chi è stato ad architettare tutto questo. Io voglio sapere a chi ha fatto comodo che gente come lui, che si rimbocca le maniche quando c’è bisogno, venga fatta fuori».
Al bar Tazza d’Oro di corso Alberto Pio gli animi sono divisi. «Chi ricopre quel ruolo non dovrebbe mai dare le dimissioni» evidenzia una cliente. «È giusto così - dice invece Maria Cristina Valisnieri - C’è qualcosa che non quadra e c’è di mezzo la politica. Ha fatto la scelta giusta, sia per se stesso, sia per i carpigiani. È stato l’equivalente di un mea culpa. La politica è entrata nella chiesa e fare un passo indietro è stato segno di onestà morale. Spero che chi verrà dopo di lui sia un po’ più trasparente». A sostegno del presbitero arriva il direttivo dell’Unione cattolica stampa italiana «vicina al vescovo nella sofferta decisione». —
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