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i casi irrisolti 

«Tanti errori, trovate il mostro di Modena»

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«Tanti errori, trovate il mostro di Modena»

La Procura riapre le indagini sugli omicidi avvenuti tra l’85 e il ’95. Il padre di una ragazza uccisa: «È giusto, io ci spero»

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«È giusto, dovevano farlo tanti anni fa». Armando Balboni commenta con soddisfazione la decisione della Procura di riaprire le indagini sul presunto Mostro di Modena. Lui è il padre di Marina, trovata morta il 1 novembre 1987 tra Carpi e Gargallo, la terza vittima di quella serie di otto omicidi che macchiarono il Modenese tra il 1985 e 1995. Delitti irrisolti, che, però, sono legati da un filo comune, l’identikit delle donne uccise: tutte giovani, con problemi di tossicodipendenza e coinvolte nel mondo della prostituzione.

«Vittime di serie B per gli inquirenti - sottolinea senza mezzi termini Balboni - Come la mia Marina, giovani donne che avevano dei problemi, che erano finite in un “brutto giro” e a cui non è stato dedicato il necessario interesse da parte di chi doveva rintracciare l’assassino. Non è stato fatto abbastanza in quegli anni per arrivare ad arrestare il colpevole».

Ha la voce ferma Armando Balboni mentre sostiene questa tesi. È convinto che non sia stato fatto tutto il possibile, che chi avrebbe dovuto indagare non lo abbia fatto al meglio.

«Per questo conservo la speranza che ora si possa rimediare agli errori del passato. Mi auguro sinceramente che le nuove indagini, che si avvalgono di moderne tecnologie e rinnovate tecniche investigative possano portare elementi utili e inediti».

Al momento la Procura non lo ha contattato ma non è detto che non lo faccia a breve, perché negli anni nessuno si è preso la briga di leggere e indagare sui diari di Marina. Come tante ragazze della sua età, in quelle pagine riportava i più diversi aspetti della sua vita e probabilmente anche dettagli che potrebbero rivelarsi rilevanti per le indagini.

Indagini che la Procura di Modena ha deciso di riaprire su iniziativa del pm Giuseppe Di Giorgio dopo l’uscita del docufilm del regista Gabriele Veronesi, andato in onda sul canale Sky Crime+Investigation. Una miniserie in due puntate in cui, grazie alla consulenza del giornalista della Gazzetta Pier Luigi Salinaro, ripercorre gli otto omicidi.

Una lunga sequenza iniziata con Giovanna Marchetti assassinata a 19 anni con un colpo di mattone alla testa nel 1985 e ritrovata a Baggiovara. Poi Donatella Guerra due anni dopo uccisa con un coltello. Già detto di Marina Balboni, il 1989 è l’anno di Claudia Santachiara ritrovata cadavere alla periferia di Panzano. Fabiana Zuccarini, che non era una prostituta, fu uccisa nel 1990, due anni prima di Anna Bruzzese. Infine le ultime due vittime: Anna Maria Palermo nel 1994 e Monica Abate 1995.

Dunque dopo 24 anni dall’ultimo omicidio si rimette in moto la macchina investigativa per cercare di fare luce su una delle pagine più oscure della storia recente di Modena. —

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