Imprese e lavoro, allarme di Cgil «Il mercato rischia il tracollo»
Dieci: «Rispetto al 2018 l’utilizzo della cassa integrazione straordinaria a Modena è raddoppiato»
Economia modenese, c’è un disastro dietro l’angolo? Alcuni segnali provenienti dalle imprese modenesi, soprattutto del distretto ceramico e di quello metalmeccanico, stanno facendo impensierire la Cgil di Modena. Il sindacato, già alle prese con le delocalizzazioni e gli esuberi, stanno analizzando ora i dati raccolti dagli enti istituzionali e il quadro che emerge è inquietante. Aumenta il tasso di disoccupazione da scoraggiamento e di sottoccupazione, specie quello femminile, aumentano i contratti a tempo determinato, aumentano i part time imposti, una sorta di ammortizzatore sociale per le aziende, secondo il sindacato. Ma il segnale peggiore e più significativo, che colloca ora la provincia di Modena al primo posto in regione quanto a dati negativi, è la cassa integrazione straordinaria, quella che, a differenza dell’ordinaria, le imprese chiedono quando le cose si mettono davvero male e in maniera quasi definitiva; «Vediamo un mercato del lavoro fragile - commenta Daniele Dieci, membro della segreteria provinciale della Cgil - Un mercato che ancora regge ma che con il primo colpo viene giù».
Dieci, quali sono i dati più preoccupanti?
«Assistiamo a un aumento esponenziale e della cassa integrazione a Modena, più che nel resto della regione. Da inizio anno le ore di cassa integrazione complessiva utilizzata ammonta a 1.700.000 ore. Solo in aprile 2019 abbiamo contato 534.000 ore utilizzate e, di queste, più della metà sono di cassa integrazione straordinaria. Su base annua, rispetto al 2018, l’utilizzo a Modena è raddoppiato. Era da molti mesi che la cassa straordinaria non superava la cassa ordinaria».
Perché la cassa straordinaria è più preoccupante?
«Perché è dovuta a una crisi più strutturale. Ad esempio se l’azienda non ha soldi per pagare il personale, ciò mette in discussione il fatto che essa stessa possa continuare a esistere. Nella cassa straordinaria c’è anche il piano di solidarietà con lavoratori che lavorano meno ore per consentire ai colleghi di non perdere l’occupazione».
Tutto questo a che cosa prelude?
«Non sappiamo bene fino in fondo ma si sta segnalando una fase di crisi di alcune aziende che può non essere di tipo congiunturale e risolvibile per calo di acquisti e di ordini, ma che può avere motivazioni più profonde, con aziende che potrebbero arrivare a licenziamenti e chiusure. Stiamo affrontando varie tematiche, stiamo cercando di capire come si può rispondere: con contratti di solidarietà, con la cassa integrazione, ma di norma si parla di esuberi e di sostenibilità dell’azienda».
La criticità sono soprattutto modenesi. È così?
«Modena è forse l’unico territorio regionale in cui c’è una crescita della cassa integrazione, mentre a Reggio e Bologna non succede. In più qui c’è più cassa integrazione straordinaria rispetto a quella ordinaria».
Quali sono i settori più colpiti?
«Soprattutto il settore metalmeccanico e chimico ceramico».
Due settori a dir poco importanti. Ve lo aspettavate?
«Già nel 2018 avevamo visto che ci sarebbe stata una frenata. Avevamo capito che sarebbero arrivate delle fasi di stanca dopo una certa crescita. Ora stiamo cercando di capire di che cosa si tratti».
Ci sono altri segnali preoccupanti?
«Stiamo registrando un aumento di ore lavorate con una retribuzione individuale che non cresce. Significa che le ore lavorate sono state spacchettate tra i dipendenti, con part time involontari, cioè imposti. Il part time è quindi una sorta di ammortizzatore per l’impresa, produce minor impatto in azienda: se servono più ore si farà fare straordinario al lavoratore e, in caso di esuberi, le decisioni diventano più agevoli. Resta il fatto che il dipendente porta pochi soldi a casa. Inoltre abbiamo registrato un aumento del 10 per cento del tasso di disoccupati scoraggiati o inattivi: sono 4200 nel 2018 in provincia, cioè il 7 per cento della popolazione in età lavorativa. Sono persone che non cercano un lavoro, non studiano, ma vorrebbero lavorare. Sono persone di varie età, maschi e femmine, che sono ai margini del mercato del lavoro ma sono entrati tra gli scoraggiati anche perché i loro profili non sono richiesti».
Sta funzionando la politica disincentivante del ministro Di Maio in tema di delocalizzazioni?
«Vediamo tanti atteggiamenti di multinazionali che delocalizzano. Si pensi alla Frama di Novi, alla Vapor Europe di Sassuolo. La realtà è che le aziende hanno mano libere per delocalizzare e l’iniziativa di Di Maio non è servita a nulla. Non c’è un vincolo per ottenere la cassa integrazione». —
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