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«È un sintomo di altre patologie Si deve intervenire in tempi brevi»

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Il dottor Paolo Stagi di Neuropsichiatria infantile «Le cause sono tante: dai disturbi d’ansia, agli abusi fino anche alla schizofrenia» 

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«A Modena e provincia i minori sono 119mila: nel 2018 ne abbiamo avuti in carico poco più di 12mila, quindi quasi il 10 per cento ha avuto un contatto con il servizio di Neuropsichiatria infantile. Percentuale che si alza al 18 per cento quando parliamo di preadolescenti maschi».

Il dottor Paolo Stagi, responsabile di Neuropsichiatria infantile, snocciola numeri che devono far riflettere: «Le famiglie si rivolgono a noi quasi sempre per problematiche scolastiche, perché ad esempio anche un bambino dislessico che va male a scuola non vuole più andarci. Detto ciò, posso dire che nel 2018 i ragazzini che presentavano tra i sintomi anche il ritiro scolastico e per i quali abbiamo dovuto mettere in atto interventi decisi, fino anche al ricovero, sono stati tra i 20 e i 30. Perché abbandonare la scuola è solo una delle manifestazioni di una problematica differente».

Di solito problemi ben noti e non solo di carattere medico o psicologico: «Nessuno pensa ad esempio ai caregiver. Molti non lo sanno, ma ci sono ragazzini che decidono di non uscire più di casa per assistere un fratello psichiatrico o autistico oppure la mamma o il papà che hanno una malattia oncologica. Ma sono tanti i motivi per cui un bambino o un adolescente decide di lasciare la scuola. Ci sono i disturbi d’ansia che si possono rivelare con attacchi di panico o agorafobia. Sono soggetti che pensano di non essere in grado di gestire la quotidianità senza i genitori. Ci sono le vittime di bullismo per i quali la scuola diventa fonte di angoscia. Oppure chi ha subito abusi dentro o fuori la famiglia. Ancora, coloro che soffrono di un disturbo da stress post traumatico. Poi esistono gravi forme di depressione che portano a crisi paragonabili a quelle che colpiscono gli adulti, hanno sfiducia nel futuro e provano senso di inadeguatezza. E non dimentichiamo che possono anche soffrire di disturbi dello spettro schizofrenico e cominciano a mostrarne i primi sintomi».

La tempestività, in questi casi, è decisiva: «Prima si affronta il problema e meglio è. Se pensiamo a un ragazzino che è stato assente qualche settimana è un conto, ma provate a immaginare a uno che ha fatto sei mesi di assenza. Immaginate un suo rientro in classe, con l’assillo delle domande dei compagni. È molto più difficile intervenire e riuscire a eradicare un problema che ha messo radici profonde». —

GIB

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