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Storie & sapori/ Alla riscoperta della pianta dell’aglio tra leggende, pregi e tante proprietà

Storie & sapori/ Alla riscoperta della pianta dell’aglio tra leggende, pregi e tante proprietà

I poteri antibatterici apprezzati dai faraoni e dagli antichi romani. Protagonista nella “bagna cauda”

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Letteratura insegna che una treccia d’aglio accomodata in bella vista sul comodino, o appesa alla testata del letto, aiuti a scongiurare indesiderate visite notturne da parte dei vampiri. Ma per quale motivo il principe delle tenebre rifugge l’Allium sativum? Perché è affetto da porfiria. Sembra esserne convinto Wayne Tikkanen, professore di chimica alla California State University. Ipotizzando che i vampiri siano di fatto persone malate, Tikkanen ha tentato, con grande nonchalance, di mandare in fumo un mito da sempre in perfetto equilibrio tra romanticismo e horror.
Con il termine porfiria si intende un eterogeneo gruppo di malattie metaboliche rare che oltre a rendere l’epidermide fotosensibile provoca una graduale erosione delle gengive (da qui i canini più evidenti). Pare che l’ingestione di aglio ne peggiori i sintomi. Ecco dunque svelato l’arcano: per la già cagionevole salute dei vampiri, l’aglio vale quanto il colpo di grazia. Davvero? Provare per credere. Non serve invece l’onere della prova per narrare una seconda verità. È appurato: l’Allium sativum vanta nugoli di entusiasti estimatori. Sin da tempi remotissimi. Tanto che le sue mirabili proprietà non passarono inosservate neppure agli occhi del leggendario Ermete Trismegisto (“tre volte grandissimo”), sapiente per antonomasia di età pre-classica che, considerato l’autore del Corpus Hermeticum, gli egiziani veneravano alla stregua di una divinità. Anche i Faraoni, inquieti al solo pensiero che un’infezione intestinale potesse rallentare la costruzione delle piramidi, portavano l’aglio in palmo di mano. Anzi, nell’altrui palato. Sembra infatti che i sovrani egizi avessero l’abitudine di invitare (leggi obbligare) i propri schiavi muratori ad ingoiarne ingenti quantità.

Abitudine a ben guardare tutto fuorché peregrina. L’aglio contiene l'allicina, composto solforato che oltre ad essere responsabile del peculiare effluvio nemico dell’alito, funge da antibiotico di notevole efficacia. Non è un caso che il suo potere inibente nei confronti di numerosi tipi di batteri, in primis quelli rei del tifo, avesse destato l’attenzione di Louis Pasteur (Dole 1822 – Marnes-la-Coquette 1895), padre della moderna microbiologia.

Oltre all'allicina, l’Allium sativum è scrigno di un’altra sostanza antibatterica, la garlicina, nonché di magnesio, fosforo, calcio e ferro. Già assegnato alla famiglia delle Liliaceae ma più di recente “adottato” dalla famiglia delle Amaryllidaceae, l’aglio è una pianta bulbosa che, a causa della sua ampia diffusione, viene di fatto valutata ubiquitaria. In realtà rivendica origini asiatiche.

La sua prima comparsa sembra sia stata attestata in Siberia. “Avorio prezioso” per Pablo Neruda, utilizzato dagli egiziani come antidoto contro il veleno dei serpenti – per garantirsi un futuro sembra infatti fosse sufficiente curare la ferita provocata dal morso con una pasta composta da aglio e pane – l’aglio spaventava le ombre dei morti sempre a caccia di neonati da rapire.

Per proteggere i propri bambini dagli artigli della notte le madri, dopo aver preparato una pozione repellente che appunto nell’aglio individuava ingrediente prediletto, erano solite recitare una “formula magica”: “ecco la protezione magica contro di te, con aglio che ti fa danno, con miele dolce agli uomini, ma amaro a quelli che sono nell'aldilà".

Aneddotica racconta che anche le antiche milizie fossero dedite al massiccio consumo della pianta in questione, soprattutto qualche istante prima di scontrarsi con i nemici. Concentrato di energia l’Allium riscaldava infatti gli animi acuendone i sensi. "Dovresti puzzare di aglio non di fiori!”. Fu con queste parole, o almeno così si tramanda, che Cesare Vespasiano Augusto, imperatore romano capostipite della dinastia Flavia, redarguì disgustato un proprio soldato colpevole di aver preferito all’ odore maschio un quanto mai inopportuno profumo primaverile. Alimento base per gli Ebrei, che però non potevano gustarne l’intenso aroma prima di mezzogiorno, l’aglio –ossia, secondo il libro dell’Esodo, il bene più prezioso cui gli Ebrei furono costretti a rinunciare durante la fuga dall’Egitto - era pianta sacra a Cerere, dea romana della fertilità nonché nume tutelare dei raccolti.

Neanche a dirlo, l’onnipresente Plinio (Gaius Plinius Secundus, alias Plinio il Vecchio, Como 23 d.C. – Stabia 79d.C) amava decantarne le virtù afrodisiache. Lo raccomandava infatti “pestato con coriandolo fresco e preso nel vino puro” a chiunque desiderasse incrementare in modo repentino il proprio ardore sessuale. Congediamo il lettore con tre salse. Bagna càuda. Cuocete alcuni spicchi di aglio tagliati a fette con abbondante olio d’oliva mantenuto a bassa temperatura. Aggiungete le acciughe dissalate e lasciate che si sciolgano. Salsa tipica piemontese, la bagna càuda fa da corredo a verdure cotte al vapore. Salsa Aioli. Di origine spagnola, viene preparata con i tuorli d’uovo – alcune ricette li contemplano sodi - olio, aglio tritato e limone. Tzaziki. Una famosa salsa greca realizzata con yogurt, aglio e cetrioli. Basta amalgamare lo yogurt greco con aglio tritato, un pizzico di sale e di pepe, cetrioli grattugiati, aneto e un filo di olio. —

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