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LA PSICOLOGA 

«Temono lo sguardo degli altri E i social non sono un male»

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Maria Corvese responsabile dei centro per l’adolescenza «Quando il corpo cambia la classe diventa il luogo più difficile da frequentare»

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«Il fenomeno è nuovo e cominciamo a vederlo anche qui».

Maria Corvese è la psicologa responsabile dei Centri per l’adolescenza dell’Ausl di Modena, un servizio aperto e gratuito per tutti i ragazzi. Anche solo per un consulto o per una chiacchierata in un momento di difficoltà. Perché il ritiro sociale è l’ultimo stadio di un processo lungo: «All’inizio i ragazzi hanno qualche difficoltà a recarsi a scuola - sottolinea Corvese - Si presentano anche malesseri lievi, quali mal di testa o mal di pancia: in generale non se la sentono di andare in classe. I genitori magari parlano con il medico, si possono anche fare accertamenti i cui esiti sono negativi. Allora si forza la mano, li si spinge ad andare a scuola scatenando una reazione a volte molto forte, per cui i genitori li assecondano nello stare a casa. Ecco noi possiamo intercettarli in questa fase». Interessante anche capire perché temano la scuola: «Sono ragazzi che fanno poco rumore, che si sottraggono alla società perché il cuore del problema è proprio la difficoltà a sostenere non tanto la relazione, ma l’essere visti. Alla base c’è un sentimento di vergogna, un senso di ansia e di scarsa autostima. È l’espressione di un disagio molto moderno. Perché oggi viviamo nella società della famiglia degli affetti e che tiene tantissimo alla felicità dei propri figli e alla loro realizzazione e alla possibilità che esprimano al massimo le proprie potenzialità. È una famiglia che punta sul valore personale e quindi è una spinta all’essere sempre al meglio di se stessi. Ma quando noi arriviamo in adolescenza abbiamo due cose: il corpo si trasforma e dobbiamo riuscire in qualche modo a riorganizzare all’interno di noi una nuova immagine di se stessi. E come si fa? Lo specchio è sempre lo sguardo dell’altro. Quando siamo piccoli il nostro specchio sono gli occhi dei genitori, quando diventiamo grandi lo specchio si sposta dal rassicurante sguardo familiare a quello dei pari, del gruppo che è molto meno accondiscendente e meno interessato alla nostra felicità. Quindi a quel punto in alcuni ragazzi qualcosa accade, una difficoltà a mostrarsi nel corpo al cospetto degli altri. E il posto più difficile diventa la classe. I primissimi segnali sono manifestazioni di ansia, il sentirsi meno bravi degli altri. Se interveniamo siamo assolutamente in grado di porvi rimedio». Non a caso i Centri per l’adolescenza trattano soprattutto disturbi legati all’ansia. E sui social la dottoressa Corvese ha un’idea chiara: «La tecnologia può in parte aiutare i ragazzi a rimanere in contatto con gli altri, perché il bisogno di crescita sociale negli adolescenti è potentissimo e attraverso il web possono continuare a coltivarlo. L’interazione sui social è dunque un buon indicatore. E nei maschi anche l’utilizzo di videogame online è un buon segnale, perché mantengono il contatto con altri ragazzi». —

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