Gazzetta di Modena

Modena

LE INCHIESTE VELENO E VAL D’ENZA 

«Bambini venduti, un metodo in stile camorra»

Pesanti accuse del senatore Aimi: «Tutti sapevano degli affari, ma chi si ribellava veniva denunciato a scopo intimidatorio» 

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MIRANDOLA. Se al ministero della Giustizia si sta valutando l’invio degli ispettori per valutare il lavoro dei Servizi sociali dell’Area Nord e della Val d’Enza, e se la Procura di Modena si appresta a valutare gli incartamenti dell’inchiesta reggiana e poi eventualmente estenderli anche al caso “Veleno” semmai dovessero esserci nuove prove sulla base dell’esposto inoltrato dall’ex senatore Carlo Giovanardi, c’è chi attacca frontalmente il sistema. È il senatore modenese Enrico Aimi (Forza Italia) che mette in discussione la Legge e utilizza toni durissimi nel descrivere gli approcci di qualche assistente sociale e dei professionisti che si occupano di minori vittime di abusi e violenze.

«Le Procure della Repubblica proseguano nelle indagini e i mezzi di informazione non attenuino le loro attenzioni, proprio ora, su questi casi raccapriccianti che rappresentano solo la punta di un gigantesco iceberg - scrive il capogruppo di Forza Italia in Commissione Esteri al Senato, da anni molto sensibile, insieme ad Antonio Platis, sul caso che sconvolse la Bassa modenese - Un putridume materiale e morale che si era annidato in quegli anni nelle istituzioni, probabilmente anche le più insospettabili, e che probabilmente ha ancora al suo interno molte complicità. Nell’avvocatura tutti sapevano della perversione di questo sistema di potere e, quando qualcuno si ribellava, difendendo la verità, scattavano pure le denunce a scopo intimidatorio. Un metodo “camorrotipo”, ben collaudato, che portava ad un comportamento omertoso, arrendevole, come avviene in certe zone ad alta densità di presenza mafiosa».

Arriva poi l’auspicio per un nuovo modello di controllo e gestione. «Si deve conseguentemente fare luce su questo modus operandi, che ha fatto affari sulla pelle dei bambini, delle famiglie, e che aveva un motore politico ed un mastice ideologico. Forse non tutti hanno compreso fino in fondo la gravità e l’aggressività di questo tumore in metastasi, che si è subdolamente annidato in tante parti d’Italia, mietendo vittime, spesso nei ceti più deboli ed indifesi della popolazione. Occorre cambiare la Legge, subito, senza tentennamenti, per riportare il diritto nel suo alveo naturale: quello della salvaguardia del bene comune e non degli affari e delle perversioni ideali che hanno animato tanti ipocriti traditori di bambini, famiglie, istituzioni». —



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