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Diocesi unite: «Una possibilità da verificare»

Paolo Seghedoni

Don Erio parla di «passi collaborativi ulteriori» tra le due realtà mirando, per ora, ad una «più stretta collaborazione»

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L’unificazione delle diocesi di Modena e di Carpi come un possibilità da «verificare sinodalmente» (ovvero con un lavoro che coinvolga tutti), le parrocchie di Carpi che incontrerà «nei limiti del possibile», un incarico come amministratore apostolico che però ha le stesse «facoltà e doveri del vescovo diocesano», un saluto a mons. Cavina che «al suo ritorno sarebbe contento di incontrarmi».

Mons. Erio Castellucci, arcivescovo di Modena-Nonantola e amministratore apostolico (con pieni poteri) di Carpi, detta queste parole al settimanale diocesano modenese “Nostro Tempo” che esce la domenica con Avvenire. Parole chiare quelle di don Erio, parole che chiariscono ulteriormente il suo incarico dopo le dimissioni di mons. Cavina.

«La settimana scorsa è arrivata una telefonata dal nunzio apostolico in Italia, mons. Emil Paul Tschering, che mi ha informato di una imminente richiesta da parte del Papa. Lunedì 24 giugno il colloquio in nunziatura, a Roma. Il nunzio mi ha messo subito al corrente della richiesta di assumere l’incarico per la diocesi di Carpi e ho accettato». Un sì frutto dell’obbedienza («se ci fermassimo a considerare le nostre poche forze dovremmo dire sempre di no») e non scevro di preoccupazioni: «Sarei incosciente se non fossi preoccupato. Modena è una diocesi grande, con tante ricchezze pastorali e umane e moltissime situazioni da seguire».

Don Erio Castellucci non sa quanto durerà questo incarico: «Non dipende da me, l’incarico di amministratore è per sua natura temporaneo. Nel mio caso il Papa ha stabilito di conferirmi tutte le facoltà e i doveri del vescovo diocesano, senza le restrizioni di solito fissate per questo incarico, relative alle nomine dei parroci e dei principali collaboratori». Un indizio sicuramente importante: «Non è un mistero che papa Francesco auspichi una riduzione delle diocesi italiane - spiega don Erio - a suo parere 226 sono troppe. Il nunzio, che aveva parlato col Papa, mi ha riferito con molta schiettezza il desiderio di verificare sinodalmente anche questa possibilità, cercando in ogni caso di compiere dei passi collaborativi ulteriori tra le due diocesi. Dico ulteriori perché i seminaristi già da alcuni decenni si formano insieme a Modena e così il Tribunale Ecclesiastico. Si possono attivare certamente delle collaborazioni più strette in altri ambiti, come l’Istituto diocesano sostentamento clero e alcuni settori della pastorale». Il vescovo non «mira all’unificazione» ma a «verificare la disponibilità di una più stretta collaborazione» perché «la comunione non si può imporre ma va maturata». Mons. Castellucci tra sei mesi invierà al nunzio una relazione dettagliata e cercherà di incontrare le parrocchie di Carpi: «all’inizio cercherò di conoscere soprattutto i presbiteri, i religiosi, i diaconi, i seminaristi e i responsabili degli ambiti pastorali e delle aggregazioni laicali». Infine una battuta su mons. Cavina: «L’ho trovato amareggiato ma pieno di fiducia e disponibile a servire la Chiesa altrove. Mi ha detto che sarebbe partito per una visita in Africa e che al suo ritorno sarebbe stato contento di incontrarmi. Lo ricordo nella preghiera». —

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