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La Festa dell’Unità resta un mito L’orgoglio vince su social e caldo

Gaetano Cervone
La Festa dell’Unità resta un mito L’orgoglio vince su social e caldo

Fino al 14 luglio nell’area Zanichelli riflettori accesi sulla manifestazione del Pd Terre d’Argine La forza dei volontari per tenere vivo il senso di comunità e la voglia di stare insieme  

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il racconto



Che poi, gira e rigira, ci vanno tutti. Che sia per mangiare il pesce o la carne, per bere una birra o gustare un gelato all’aria aperta o per stare in compagnia. E c’è anche chi apprezza ancora le serate di ballo, o i concerti di qualche (semi)sconosciuto che sul palco riesce - di sicuro - a far emozionare più di qualsiasi altro politico di turno.

IL VIAGGIO

Carpi, Festa dell’Unità tra gli alberi, 30 gradi all’imbrunire: alla storica festa del “Partito” - che sembra ormai un termine desueto - un centinaio di persone attendono sventolando ventagli di ogni genere che inizi l’incontro con il direttore de l’Espresso, Marco Damilano, uno degli appuntamenti clou in calendario nel programma della festa. Dall’altra parte, invece, si fa la fila per l’orchestra spettacolo di Massimo Budriesi e nell’attesa coppie con i capelli bianchi (o brizzolati) danno sfoggio della propria abilità con i balli di un tempo.

I RISTORANTI

I ristoranti sono ancora in piena attività, non c’è ressa e ci sono anche tavoli vuoti, ma alle casse si ritengono soddisfatti.

«Con questo caldo non mi sarei stupita se avessimo cenato da soli, ma invece la gente torna, si trova bene, è un appuntamento a cui non vuole mancare» commenta Vanna, che ha ormai perso il conto delle volte che ha risposto ‘presente’ alla chiamata dei volontari, «che sono la spina dorsale, il motivo per cui sono ancora in piedi - aggiunge - Quando non ci saranno più i volontari, non ci saranno più le feste dell’Unità».

E così ciò che non poté lo choc del primo ballottaggio nella storia delle amministrative, non riuscì neanche l’ondata di calore più aggressiva degli ultimi 10 anni: farla qui, tra gli alberi all’inizio di via di Guastalla, nella tana delle zanzare ha quasi il sapore di una sfida, una prova di amore per una festa che - ovunque - ogni anno rischia di perdere il suo significato, la sua forza, il suo valore, smarrita tra l’indifferenza e la diffidenza fomentata dalla piazza virtuale dei social e il fuori tema degli stand di aspirapolveri e depuratori dell’acqua del rubinetto.

«Si assiste però anche a un altro fenomeno: nelle piccole frazioni queste feste sono sempre più attese e partecipate e questo significa che restano contenitori politici fondamentali, momenti di incontro imprescindibili» sottolinea con vigore il primo cittadino Alberto Bellelli.

IL SINDACO

Ogni sera un passaggio da queste parti lo fa sempre, d’altronde è dall’età di 14 anni che non se ne perde una: «È il simbolo del fare politica, è qualcosa di aperto che avvicina la gente, è il manifesto di una comunità diversa che decide di passare del tempo insieme, di guardare negli occhi gli amministratori per dire se si sta sbagliando qualcosa» sottolinea Bellelli, che si dice «rinfrancato e emozionato» dall’affetto che sta ricevendo in queste settimane post-ballottaggio, «dove non avremmo raggiunto l’obiettivo finale senza i volontari, che appena conclusa la campagna elettorale si sono rimboccate le maniche per partire con la festa dell’Unità».

C’è una parola che da queste parti non hanno paura ad usare, nonostante nella dialettica politica del Partito Democratico sembra quasi sparita: orgoglio.

tra gli stand

A parlare con i volontari è quello che spinge tutti - da quasi 30 anni - a essere sempre e comunque presenti, nonostante le faide (nazionali e comunali), le correnti, il coraggio sbiadito: «Siamo l’unico partito che ancora crede in questi appuntamenti, che si finanzia in questo modo. Abbiamo degli ideali e li portiamo avanti, ciascuno nel suo piccolo: noi siamo ‘de coccio’, vediamo chi si stanca prima» spiega Antonietta, volontaria storica che da dietro ai fornelli del “Falò” mostra con orgoglio la nuova arrivata. Si chiama Enrica, ha 20 anni, è il suo primo giorno da volontaria: «Un motivo per cui sono qui? Piuttosto non trovo un ragione per non esserci». Che poi, gira e rigira, ci vengono tutti. Anche come volontari. —



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