Pregi e difetti dell’Appennino Quale futuro?
Sabato e domenica nella rocca quaranta esperti in cattedra Dal dissesto idrogeologico allo spopolamento per parlare di nuove strategie
Il territorio italiano è prevalentemente collinare o montuoso, per circa il 76,8%: la popolazione è però concentrata soprattutto in pianura. Si conta infatti che, in montagna, viva il 12,3% dei residenti; va un po’ meglio per la collina, con il 38,9%.
Da questi dati emerge una necessità primaria per questi territori: quella di essere oggetto di maggiore attenzione per essere, quindi, valorizzati. «Questa particolare distribuzione della popolazione - spiega Riccardo Masoni di Factory Sistem - crea una serie di criticità nell’organizzazione e nella gestione dei servizi, nei collegamenti, senza contare altre problematiche che vanno dal dissesto idrogeologico al progressivo abbandono dell’agricoltura, o la riduzione degli esercizi commerciali».
Queste criticità, a cui si unisce anche l’invecchiamento delle popolazioni che abitano l’Appennino, saranno al centro di un convegno che si terrà alla rocca di Sestola sabato e domenica.
“Suoni d’Appennino: potenzialità di un territorio da valorizzare”: l’iniziativa è promossa dall’Università di Bologna, Regione Emilia Romagna, Uncem, con la collaborazione di Provincia, Comune di Sestola, Camera di commercio di Modena e associazioni di categoria, e vedrà alternarsi in cattedra un comitato scientifico composto da ben quaranta relatori esperti. Due giorni, divisi in tre sessioni, che prenderanno il via sabato pomeriggio e che vedranno anche una serie di eventi collaterali. Si parlerà anche di potenzialità dell’Appennino e delle strategie da adottare: «Servono più investimenti nelle infrastrutture e un piano straordinario contro il dissesto - sostiene Gian Domenico Tomei, presidente della Provincia - e ritengo che oggi occorra invertire la rotta e riportare cittadini e attività economiche in montagna». In che modo cambiare la situazione? «Facendo rete con tutti gli attori che operano sui territori - sottolinea Livia Vittori Antisari dell’università di Bologna - per individuare progetti comuni di recupero e innovazione». Diverse, secondo Giovanni Battista Pasini, presidente di Uncem, le peculiarità da cui si deve ripartire: «I prodotti tipici, il turismo e l’ambiente». —
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