L'ex brigatista Curcio a Modena: «La lotta ora è proteggere la privacy»
MODENA. «Siamo molto frammentati. Dobbiamo fare tanto lavoro d’incontro». È l’appello pronunciato ieri da Renato Curcio allo Spazio Nuovo. L’ex brigatista ha lanciato una nuova resistenza: «Studiamo le tecnologie e facciamo grandi battaglie per difendere la nostra privacy e i nostri dati». Le aziende che li gestiscono sono soprattutto colossi quali Google, Facebook e Microsoft.
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«Come mai hanno partecipato all’incontro del G7 a Ischia?», ha domandato Curcio ai circa cinquanta presenti. La risposta per lui ha due facce: una economica e una politica.
«Regaliamo i dati a tutte le aziende del mondo – ha riconosciuto l’ospite – e loro li utilizzano per rivendere prodotti e farci acquistare “mi piace”». «I dati non servono solo a ingrassare i conti – ha proseguito l’ospite – ma anche a tracciare i cittadini. La banca dati è un’espressione significativa. Una banca è un luogo in cui si accumulano ricchezze. Le nuove tecnologie hanno mandato in soffitta il sistema politico rappresentativo». Curcio ha ricordato i risultati del partito della Brexit di Farage in Gran Bretagna.
«In un mese e mezzo ha catturato il 33,5% dei voti – ha specificato l’ospite – pur non essendo mai stato sul territorio. Aveva un paio di lavoratori digitali, che hanno tracciato il profilo degli elettori. Con le tecnologie messe a disposizione da un’agenzia, la stessa che ha mandato al potere Trump, ha determinato il risultato delle elezioni».
Ruolo centrale è svolto dalle nuove tecnologie, da lui analizzate nel libro “L’algoritmo sovrano”. «Oggi un viceministro per comunicare con il mondo non va più in Parlamento – ha aggiunto Curcio – ma apre la finestrina su Facebook e crea la storia:
«Una nave ha speronato una nave militare italiana». Così si scatena una chiacchiera e il nesso con la realtà non è importante. In un minuto e mezzo sono raggiunte due milioni e mezzo di persone». Sui migranti Curcio ha poi sostenuto che il problema «è l’identificazione biometrica perché non si può falsificare». —
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