Uomini che odiano le donne Almeno cento vittime all’anno
Nel gruppo “Le Fenici” sono tutte italiane e di buona cultura, umiliate dai mariti La mediatrice Vigarani: «Storie drammatiche, ragazze obbligate a strisciare»
Picchiate, stuprate, umiliate. Ogni settimana due donne dicono basta. Si ribellano a una violenza fisica o psicologica e decidono di rinascere. Entrano così ne Le Fenici, gruppo di crescita con sede a Campogalliano che assiste donne della provincia, del Reggiano e del Bolognese.
«Abbiamo una chat attiva h24 in cui confluiscono le richieste d’aiuto - ha rimarcato la mediatrice familiare Paola Vigarani, facilitatrice del gruppo - e non offriamo soltanto ascolto e accoglienza, ma anche un aiuto attivo per il sostegno all’uscita». Un’uscita verso la vita che passa dal superamento del dolore, dal rafforzamento della corazza interiore e dalla forza del gruppo.
Ogni anno bussano alla porta del centro armonico terapeutico di Campogalliano circa cento donne. «Sono tutte italiane - ha aggiunto Vigarani - e la stragrande maggioranza è costituita da laureate o diplomate. Molte hanno un lavoro con un ruolo sociale importante».
Nel 2012 il gruppo è partito come Auto-mutuo-aiuto all’interno della coop sociale Lune Nuove, aderente a Legacoop Estense. Si chiamava “Donne che amano troppo”, poi le assistite hanno scelto il nome “Le Fenici” per l’idea di rinascita.
«Purtroppo la violenza subita lascia segni sul corpo, lo sguardo, il modo di camminare - ha proseguito la mediatrice - e così una donna che ha subito violenza ne sa riconoscere un’altra in un incastro calamitante. Spessissimo le donne che entrano nel gruppo accolgono le altre. Se la relazione violenta è ancora in atto la donna può entrare attraverso un gruppo chiuso su Facebook o con la nostra mail dedicata. Tutte le componenti del gruppo conoscono le norme sulla privacy e sanno che sulla riservatezza esistono norme penali. Le donne appena uscite da relazioni violente o hanno un’autonomia si attivano con i passaparola. Cominciamo con un colloquio telefonico preliminare, poi c’è l’accoglienza in chat e nel gruppo».
Gli incontri si svolgono due volte al mese: vi partecipano in media 25 vittimementre nel gruppo ve ne sono circa cinque in più. «Lo scarto sono le donne che non riescono a venire perché ancora in relazioni con uomini violenti», la precisazione di Vigarani.
Il passato comune è fatto di paure, ansie, angosce, minacce di morte e di violenza anche sui familiari. «I primi campanelli sono in genere l’isolamento dalla famiglia e dagli amici - ha aggiunto la mediatrice - poi arriva il controllo sulla sfera economica. Gli uomini maltrattanti incassano lo stipendio delle donne e si fanno chiedere i soldi della spesa. Tantissime volte sono costrette a inginocchiarsi, a camminare carponi per averli. Se hanno figli diventa ancora più complesso. Spesso i familiari dicono alle donne “Te la sei cercata” e così si chiudono sempre di più».
Discorso un po’ diverso per le donne vittime di stupro. «Ci sono sempre dei segnali che non hanno voluto o saputo ascoltare - ha rimarcato Vigarani - come quando accade con il coinquilino nella casa in cui studiano».
Incontri con esperti ed eventi di formazione. Ascolto e aiuti a voltare pagina. Passo dopo passo, le donne aumentano l’autostima e tracciano una riga. «Quasi tutte hanno cambiato casa - ha concluso Vigarani - e tre sono andate in una casa rifugio. Nessuna intende tornare con un uomo che ha fatto loro violenza, subentra anzi il non voler più vederlo. Dopo la violenza c’è un prima, ma esiste anche un dopo». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
