La Cassazione nega sconto di pena a Canò
Armando Canò non ha diritto alle attenuanti generiche perché «non possono essere intese come oggetto di benevola e discrezionale concessione del giudice ma come il riconoscimento di situazioni non comtemplate». Situazioni che in questo caso non ci sono. Per questo motivo la Prima Sezione penale della Cassazione ha negato la concessione delle generiche a Canò, l’omicida di Benedetta Fella, l’amante strangolata durante una lite e poi nascosta nel frigorifero in cantina nel condominio di via Nazionale per Carpi, frigo però spento in piena estate e che presto portò alla scoperta del crimine. La difesa di Canò aveva tentato di attenuare la pena inflitta dal Gup del Tribunale di Modena al termine del processo abbreviato del novembre 2017 e poi confermata dalla Corte d’Assise d’Appello di Bologna nel settembre 2018: diciotto anni di carcere per omicidio e occultamento di cadavere e libertà vigilata per tre anni. Tra le motivazioni bocciate, una riguardava appunto la mancata concessione delle attenuanti generiche. Richiesta secondo la Cassazione «inammissibile» anche alla luce delle circostanze particolari in cui è avvenuto il delitto. Secondo la Suprema Corte, in appello la pena «risulta congrua rispetto alla gravità dei reati e al contesto cruento nel quale i fatti illeciti si concretizzavano, che determinava l’uccisione di Benedetta Fella e l’occultamento del suo corpo». La perizia psichiatrica chiesta dal giudice affermava che l’omicidio costituiva la conclusione di un rapporto di violenza e prevaricazione lungamente subito dalla vittima che in più occasioni aveva denunciato l’imputato pur avendo poi ritirato le querele. La Cassazione nota che i problemi psichici di Canò non incidevano sula sua volontà, «non determinando alcuna alterazione della sua capacità di autodeterminazione il cui comportamento criminoso era la conseguenza di un’azione causata da una “esplosione di rabbia”». —
C.G.
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