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La tragedia di Bastiglia. Il cardiologo Rossi: «Il cuore può cedere per un grande dolore»

Serenella Dalolio
La tragedia di Bastiglia. Il cardiologo Rossi: «Il cuore può cedere per un grande dolore»

Nei giorni scorsi una donna è morta sulla tomba del figlio. Il professore di cardiologia del Policlinico: «Si chiama “cardiomiopatia da stress”: può essere letale»

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MODENA. Nei giorni scorsi a Bastiglia un’anziana madre è morta sulla tomba del figlio che era scomparso da pochi giorni. Questo recentissimo fatto di cronaca ha suscitato un profondo senso di cordoglio nella comunità che resta senza parole di fronte a una tragedia del genere. Per una maggiore consapevolezza, è utile approfondire la conoscenza delle malattie del cuore. Ne parliamo con il cardiologo Rosario Rossi, professore associato di Cardiologia dell’Università di Modena e Reggio Emilia

Professor Rossi, il cuore può veramente spezzarsi per il dolore di una perdita?

«Certamente si. I nostri avi la chiamavano morte da crepacuore; oggi si definisce, più precisamente, “cardiomiopatia da stress”. Il termine cardiomiopatia si riferisce ad una patologia primitiva del muscolo cardiaco, non mediata, cioè, da danni alle coronarie o alle valvole. La causa è un forte stress emotivo, ma a volte anche un dolore fisico intenso, o una patologia extra-cardiaca che mette a repentaglio la vita, come una sepsi o una crisi respiratoria acuta, solo per fare qualche esempio. Tale cardiomiopatia è peraltro conosciuta con altri nomi, di cui i più noti sono “Broken Heart” (Cuore spezzato, o infranto, letteralmente) e sindrome di Tako Tsubo».

Il cuore è dunque fisiologicamente la sede dei sentimenti?

«Il cuore è veramente la sede dei sentimenti. Lo stress colpisce tutti gli organi, ma può essere fatale solo per il cuore».

In quale modo si manifesta “il crepacuore?”

«La patologia colpisce soprattutto le donne (con un rapporto di 4 a 1). L’attivazione del sistema simpatico, adrenergico, quello tipico dello stress, attraverso una paralisi dell’endotelio determina uno “stunning” cardiaco che interessa generalmente l’apice del ventricolo sinistro».

La prognosi?

«La patologia può essere molto grave, ed anche fatale, e simula, in molti casi, un infarto miocardico. Si pensi che su 100 coronarografie che si eseguono per sospetto infarto, 1 o 2 sono, in realtà, delle cardiomiopatie da stress. Il problema della patologia è rappresentato dalla fase acuta, dove sono presenti dolore al petto, dispnea, e aritmie».

Il cardiologo che cosa può fare quando il cuore non ce la fa a reggere il dolore?

«Il paziente, o meglio la paziente che viene colpita deve essere ricoverata in terapia intensiva cardiologica e monitorizzata. Le terapie devono essere mirate a sostenere il circolo e a normalizzare la funzione del ventricolo sinistro. Sedare il dolore e sostenere il circolo, nell’attesa che il tessuto recuperi».

I dati aggregati dei ricoveri al Policlinico di Modena?

«Sono stati ricoverati una decina di pazienti, su 1800 ricoveri/anno. La mortalità di tali pazienti è risultata uguale a zero, ovvero tutte le pazienti si sono riprese, dal punto di vista cardiaco. Questo vuol dire che i pazienti che riescono a raggiungere l’ospedale - conclude il professor Rosario Rossi -, dotato di una cardiologia di terzo livello come la nostra, presentano una bassissima mortalità, vicina allo zero». —


 

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