Prima uscita pubblica per don Erio Nell’omelia un pensiero a Cavina
Esordio alla processione per le vocazioni: «In questi mesi recuperiamo l’entusiasmo di essere chiesa»
Prima uscita pubblica di monsignor Erio Castellucci nella veste di amministratore apostolico della diocesi di Carpi, dopo le dimissioni del vescovo Francesco Cavina.
Nella prima mattinata di ieri, l’arcivescovo ha presieduto il pellegrinaggio del primo sabato del mese dalla parrocchia del Corpus domini al santuario mariano di Santa Croce, con decine di fedeli. L’iniziativa era stata fortemente voluta dal vescovo Cavina da anni per incentivare il numero di vocazioni, sempre più esiguo. Prima uscita da cui sono emerse differenze di stile. Se monsignor Cavina era solito guidare le processioni indossando i paramenti, don Erio ieri ha portato la croce da Corpus domini a Santa Croce con un semplice giacca scura. La veste liturgica è stata indossata dal presule durante la messa.
Il primo pensiero dell’arcivescovo Castellucci nell’omelia è andato a monsignor Cavina, al quale ha espresso gratitudine per il ministero esercitato nella chiesa di Carpi e invitando l’assemblea a ricordarlo nella preghiera.
Poi, monsignor Castellucci si è rivolto ai presenti e, attraverso di loro, alla diocesi di Carpi. «Vorremmo che questo tempo, in cui tanti pensieri e sentimenti si mescolano nel nostro cuore, fosse un momento di fede, che passa, cioè, attraverso la logica della croce. Che non è un segno di fallimento, ma di purificazione. Per Gesù, infatti, la croce non è stata una sconfitta, ma un passaggio nel quale è andato fino in fondo nell’amore, preparando la resurrezione».
«Quando, nella vita, ci troviamo di fronte a vicende che ci fanno soffrire - ha proseguito - le possiamo guardare in due modi diversi: con i criteri del mondo, in cui conta il successo, ciò che emerge, ciò che si può esibire, dunque la croce è una brutta esibizione; oppure secondo i criteri evangelici, dove ciò che conta non fa rumore, ma avviene in profondità, dietro le quinte. In questa seconda logica, quella appunto della croce, vogliamo vivere questi mesi in cui recuperiamo l’entusiasmo di essere chiesa».
Un entusiasmo che non dipende da noi, ma da Cristo, “dallo Sposo”, ha sottolineato monsignor Castellucci, facendo riferimento al Vangelo proclamato durante la liturgia. «La chiesa appartiene a Gesù e questa certezza ci rende profondamente sereni. Siamo nelle mani di uno Sposo - ha concluso - che ci dona continuamente il vino nuovo della sua parola, dei sacramenti, dei carismi, della fraternità. Tutto questo agisce in profondità, nelle radici del nostro cuore. Il Signore, infatti, è capace di scrivere anche sulle nostre righe storte».
Don Erio Castellucci rimarrà come amministratore apostolico almeno fino a Natale. Non è lontana l’ipotesi di unificazione tra le diocesi di Carpi e di Modena, nell’ottica di razionalizzazione voluta da Papa Francesco. —
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