Meta, per il giudice c’è un solo colpevole Terrieri condannato, gli altri tre assolti
La sentenza: Paolo Preti innocente. L’ex sindaco Silvestri e Castellazzi scagionati anche dal famoso falso “salva-Comune”
Il geometra Claudio Terrieri paga penalmente per tutti: un anno e due mesi di reclusione (pena sospesa) per la morte dei due operai che rimasero travolti nel crollo della Meta, il 29 maggio del 2012.
Nessun colpevole per la morte dell’ingegner Bignardi, la terza vittima, anche lui ucciso da una trave caduta durante le scosse.
E il famoso falso per deresponsabilizzare il Comune da quella tragedia è un fatto che non assurge a reato. Quindi l’ex sindaco Silvestri e l’ingegner Castellazzi sono assolti.
La sentenza pronunciata ieri dal giudice monocratico dottoressa Siena concede così il minimo sindacale - le briciole - alla tesi accusatoria della Procura di Modena. Il dottor Luca Guerzoni, titolare delle indagini, aveva chiesto condanne esemplari (fino a quasi tre anni) su tutta la linea, per i reati di concorso in abuso edilizio e di omicidio colposo plurimo (contestati ai quattro imputati) e di falso in atto pubblico (contestato solo ai due referenti del Comune).
Alla lettura della sentenza, Guerzoni ha subito lasciato l’aula, perplesso. Per la determinazione con la quale aveva sostenuto le sue imputazioni, è più che logico supporre che, una volta depositate (fra 45 giorni) e lette le motivazioni, la Procura valuterà di presentare appello, anche se c’è poi sempre la prescrizione.
Ieri, tra baci e abbracci liberatori, la soddisfazione più grande l’ha avuta Paolo Preti, sanfeliciano, titolare della Meta: assolto già in udienza preliminare, si era ritrovato nel processo dopo la decisione della Corte di Cassazione di disporne di fatto l’imputazione, annullando il provvedimento.
E ieri è stato nuovamente assolto, in primo grado.
La sentenza - tranne che per Terrieri - riporta il caso Meta nel solco già adottato dalla magistratura di Modena sul terremoto. Quello per cui di fatto non ci sono state responsabilità o corresponsabilità di persone nelle tragedie che si sono consumate nella Bassa tra il 20 e il 29 maggio. Tutti gli altri casi analoghi, pur controversi come quello della Haemotronic, sono stati infatti archiviati prima ancora di sfiorare un’aula di dibattimento. Responsabilità penali, per la precisione.
Ad incanalare verso le liberatorie assoluzioni il processo Meta sono state infatti una pesante sentenza civile di segno opposto alla sentenza penale di ieri. E, alla luce delle evidenze processuali che non avevano rassicurato le parti, la decisione tattica di risarcire le famiglie delle vittime. Pagamenti milionari, che hanno sostenuto prima l’azienda Meta poi il Comune con le loro assicurazioni, infine Preti in proprio e in minima parte lo stesso Terrieri. Risarcite, le famiglie delle vittime si sono ritirate dal processo penale, che ha conseguentemente preso tutta un’altra piega, anche se la vicenda del falso era più delicata.
«Questo processo non doveva neanche iniziare», ha in sostanza affermato l’avvocato Pighi del Comune, ritenendo evidente la totale inconsistenza delle imputazioni, lamentandone i tempi lunghi e i costi per il Comune.
La vicenda è nota: Preti dopo il sisma del 20 eseguì opere provvisionali e, in forza delle indicazioni del Comune, incaricò Terrieri (che nel frattempo aveva chiesto la consulenza dell’ing. Bignardi) di presentare una agibilità provvisoria. Era sabato 26. Ottenuta l’agibilità, al lunedì 28 vennero richiamati gli operai al lavoro. Alle 9.30 del 29, durante il sopralluogo di Bignardi, arrivò la scossa. Nei crolli morirono lo stesso Bignardi e i due operai, Mohamad Azarg, di 46 anni, e Kumar Pawan, 31 anni.
«Preti non poteva fare di più: aveva seguito le procedure. Le opere che ha eseguito hanno salvato le vite degli altri 20 operai, limitando questa tragedia», ha detto il suo legale, Pastorelli. La verità processuale di Modena è questa.—
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