Modena. Scuola, due cattedre su tre ai supplenti
Allarme di Cgil: "Tanti i posti disponibili ma senza concorsi vanno ai docenti precari"
Stefano Luppi
MODENA. Scuola italiana, il regno del paradosso. Ci sono le cattedre disponibili, ma non i concorsi per trovare chi su quelle cattedre dovrà sedersi per insegnare agli studenti. Risultato: anche per il prossimo anno scolastico a Modena il 60% delle cattedre sarà occupato da supplenti. E per uno studente avere a che fare con supplenti, che magari durano due mesi e poi cedono il posto a qualcun altro, non è certo una bella cosa sul piano del la preparazione.
«È una vera e propria emergenza» la definisce Claudio Riso della Cgil che, numeri alla mano, spiega la situazione di difficoltà con la quale studenti e famiglie modenesi dovranno fare i conti.
Dalle scuole per l’infanzia alle superiori il precariato risulterà ancora una volta determinante a far muovere la macchina scolastica.
A Modena e provincia ci sono 45 scuole che non hanno un preside: una su due visto che in tutto le scuole sono 89. A ciò si aggiunge la situazione dei docenti precari e anche quella del personale amministrativo. «Nei giorni scorsi – spiega il sindacalista della Cgil – il ministro Marco Bussetti ha annunciato 58. 627 posti per le immissioni in ruolo di cui circa 870 destinati alle scuole modenesi. Ma altri posti potrebbero aggiungersi per effetto dei pensionamenti attraverso Quota 100. E questa di per sé sarebbe una buona notizia. La realtà dei fatti però è un po’ diversa».
Riso spiega così la complessa situazione: «A Modena sulla scuola dell’infanzia e su quella primaria pende ancora la vicenda dei diplomati magistrali che saranno licenziati come ha sentenziato il Consiglio di Stato. E quindi si rischia di avere molte classi scoperte. Per quanto riguarda invece le medie e le superiori, su un totale potenziale di 657 posti per le immissioni in ruolo, ben il 60% non saranno coperti per assenza di personale nelle graduatorie. Nel comparto degli insegnanti di sostegno continueremo ad avere un’alta percentuale di docenti non specializzati, con appena cento posti attivati presso Unimore. È evidente che per il prossimo settembre si dovrà ricorrere nuovamente a schiere di docenti precari, continuando così ad alimentare precarietà e danneggiando la continuità didattica. Alla fine ad essere danneggiati sono gli studenti». Ancora più grave sarà la situazione degli studenti che, per le loro condizioni, necessitano dell’insegnante di sostegno. La stragrande maggioranza avrà al fianco personale di sostegno non specializzato.
A tutto ciò si aggiungono appunti i ruoli di preside “scoperti” e la situazione del personale amministrativo, altrettanto grave: «Ci sono i posti – conclude Riso – ma mancano le forme di reclutamento attraverso cui poter assumere».
Dei problemi della scuola allargati alla intera Emilia Romagna parla invece Monica Ottaviani, segretaria generale regionale per la Federazione lavori della conoscenza– Flc: «Le scuole in Emilia Romagna sono 523 e ben 214 di queste cioè il 41% – riassume la sindacalista – non hanno il dirigente scolastico titolare. A questa realtà si aggiunge il fatto che mancano all’appello 258 direttori dei servizi generali amministrativi, altra figura apicale negli istituti scolastici, pari al 49, 5% delle scuole della regione». —
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