Gazzetta di Modena

Modena

ieri in tribunale 

Molestie all’avvocato donna condannato 45enne di Massa

A. Se.

L’aveva incaricata di risolvere una divisione ereditaria Minacce, pedinamenti e offese ma sullo sfondo è emersa una difficile storia famigliare

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FINALE. Due anni e due mesi di reclusione in primo grado, per lo stalking ai danni dell’avvocato di Modena - una donna - cui si era rivolto, nel disperato tentativo di risolvere i problemi ereditari scaturiti con un fratello - con cui peraltro convive - alla morte dei genitori.

La condanna è stata inflitta ieri dal giudice monocratico dottor Scarpa ad un 45enne di Massa (A.S. le iniziali del nome) che per quella vicenda era stato arrestato, scontando 4 mesi di reclusione ai domiciliari.

Le accuse erano pesanti: messaggi insistiti e minacciosi al legale, appostamenti, pedinamenti e persino un messaggio lasciato scritto nei bagni della stazione di Modena, con il numero di cellulare della donna, indicata volgarmente come... disponibile.

L’imputato ha sempre negato le accuse: «Non la pedinavo, tantomeno ho scritto io quella cosa sul muro della stazione. Sì, è vero, ero insistente perché volevo indietro i miei documenti, perché dalla morte dei miei genitori, ormai otto anni fa, io e mia sorella non siamo ancora riusciti a risolvere la nostra questione...».

Nelle ultime testimonianze di ieri, della sorella, del fratello convivente (fatto prelevare coattivamente dal giudice perché finora non si era presentato...), di un avvocato di San Felice è infatti emerso un quadro famigliare complesso e conflittuale. I tre, figli di un conosciuto sindacalista di Massa venuto a mancare, si sono ritrovati proprietari di fondi e case, ma ben presto sono sorti i problemi. Con i due fratelli (l’imputato e la sorella) ad accusare davanti al giudice l’altro di essersi impossessato della gestione economica di ogni bene, di incassare affitti e vendere terreni senza condividere, e altre amenità. È il terzo a sostenere invece che solo grazie al suo impegno, documentato in ogni passaggio fiscale ed economico, la famiglia tutta non è finita “sotto un ponte”.

Nelle querele, invece, l’avvocato modenese (rappresentata dal collega Andrea Stefani) ha sostenuto nelle precedenti udienze di avere tra l’altro riconosciuto la scrittura (quella nel bagno) del 45enne imputato e di avere gravemente sofferto per i suoi atti persecutori. Il pubblico ministero in aula ha chiesto la condanna a due anni. A difendere il 45enne, e a rappresentare una situazione assai controversa, spiegando che al di là dei modi il suo assistito cercava invece riscontro ai suoi problemi di eredità, era invece l’avvocato Patrizia Micai (la stessa che sta seguendo i casi di Veleno). Per Micai poi non sono state provate le accuse più gravi. Il giudice al termine ha pronunciato la sentenza di condanna, e la condanna al risarcimento del danno. La difesa ha annunciato l’intenzione di esaminare le motivazioni per valutare un ricorso in appello. —

A. Se.



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