Gazzetta di Modena

Modena

INDAGINE CONCLUSA 

Neonato circonciso e morto: operaio accusato di omicidio

C.G.

Il ghanese residente a Modena avrebbe svolto l’intervento in modo abusivo provocando l’emorragia fatale per il bimbo La difesa prepara una perizia

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Si è conclusa l'inchiesta del pm di Reggio Emilia Iacopo Berardi per la morte di un neonato di soli tre mesi di origini ghanesi avvenuta nel novembre scorso in casa dei genitori a Reggio città in seguito a una circoncisione “fai da te”: l'autore dell'intervento chirurgico, che ha portato alla morte per dissanguamento del bambino, ora è accusato di esercizio abusivo della professione medica e, in conseguenza di questo reato, dell'omicidio del bambino. Si tratta di un operaio ghanese che abita e lavora a Modena città, dove risiedono anche i suoi familiari (la moglie e i figli). L'uomo, che ha sempre rifiutato qualifiche come “santone” o “medicine man” e negando di essersi spacciato per un medico, professandosi invece persona pratica di questi interventi per sua esperienza personale, si è sempre rifiutato di rispondere agli investigatori e al magistrato. Ora i suoi difensori, gli avvocati Daniela Goldoni e Riccardo Gatti, attendono l'esito di una perizia medico-legale da loro richiesta che porti a una “rilettura” di quella chiesta dal pm nel corso dell'autopsia sul corpicino del neonato. È questo l'atto difensivo principale previsto in attesa della richiesta di rinvio a giudizio o di archiviazione che arriverà tra un circa un mese. In questo modo si chiuderà l'inchiesta sulla prima tragica vicenda di circoncisione compiuta da un dilettante, seguita pochi mesi dopo (marzo 2019) sempre nel Reggiano – questa volta a Scandiano – pochi mesi dopo con la morte di un altro bambino, questo di cinque mesi, ad opera di un altro immigrato di origini africane. Un episodio che sulle prime era stato dichiarato collegato a questo, tanto che si era detto che l'autore era lo stesso. Si è invece chiarito che il ghanese residente a Modena coinvolto nella morte del neonato aveva un nome, un cognome e un indirizzo che la Questura di Reggio conosceva bene. E che non era l'altro connazionale, genericamente indicato dai genitori della vittima (anche loro indagati) come un residente in regione che si spacciava per santone e carismatico e de quale si era perse le tracce (oltre che altri elementi identificativi).

L'operaio di Modena è sempre stato al suo posto di lavoro e in casa, in tutti questi mesi, senza però mai dare una spiegazione né di quale ruolo avrebbe avuto per essere incaricato di simili compiti che spettano a un medico né che cosa è avvenuto quel maledetto giorno nel bagno dei suo i connazionali che lo avevano chiamato chiedendo di circoncidere il figlio per un prezzo pattuito di 250 euro per la prestazione. I genitori della piccola vittima, oggi parte offesa assistita dall'avvocato Giuseppe Caldarola, hanno sempre sostenuto che quell'uomo era stato chiamato in virtù della sua fama di circoncisore. Un'attività chirurgica fatta in casa che avrebbe permesso ai genitori di risparmiare, a loro dire, su un intervento da farsi in clinica. —

C.G.

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